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ROMASe dopo il voto arriverà la «chiamata» a «una compagine di governo che non porti il Paese fuori strada, io farò il mio dovere come ho sempre fatto, o cercato di fare, in questi anni». Ma del governo si parlerà «dopo»: ora il Pd deve «fare campagna elettorale senza dare la sensazione che il passaggio sia scontato, perché ci possono essere sorprese». Paolo Gentiloni prova a mettere ordine così nel dibattito nato dopo l'apertura di Marco Minniti alle larghe intese. Il ministro precisa che si riferiva a un governo di «unità nazionale». Una differenza «non sottile», rimarca il premier. Ma nel Pd la tensione resta: mentre Matteo Renzi da Bari fa partire «l'operazione primo posto», Minniti - notano i renziani - sembra avere già aperto i giochi del dopo. Dopo, rassicura il premier, anche se nessuno avrà da solo la maggioranza per governare, «si troverà la strada per un governo stabile».Ma per il Pd ora il rischio, avverte, è arrendersi ai sondaggi - gli ultimi pubblicabili prima del «silenzio» - che descrivono il Pd ancora in affanno e pronosticano l'impasse. Ma il voto, ripete a più riprese Gentiloni, non è «una pratica burocratica». Prima bisogna battere un centrodestra trainato dai «populisti» Salvini e Meloni: con loro e con i Cinque stelle il Pd «non sarà mai alleato», dicono sia Gentiloni che Renzi. E mentre il segretario fa tappa a Bari e Matera dando il via al'tour de forcè pre-voto, il premier annuncia per la prossima settimana un evento congiunto e assicura: «Stiamo guidando questa campagna elettorale insieme, per ottenere il risultato migliore». «Mancano 15 giorni e ci sono un sacco di indecisi. Se noi facciamo uno sforzo saremo non solo il primo gruppo parlamentare, ma anche il primo partito», dice Renzi spronando i militanti materani. L'auspicio è «risalire» conquistando al fotofinish i moderati che nel 2013 hanno votato Monti o il centrosinistra e ora sono tentati dal non voto. In questo quadro i renziani restano convinti che l'uscita di Minniti su un governo di unità nazionale non aiuti affatto. A maggior ragione dopo che Renzi ha affermato di volere il voto in caso di mancanza di una maggioranza.Intanto salta il confronto in tv fra Salvini e Renzi. Il leader del Carroccio ha snobbato l'appuntamento previsto per martedì. «Per anni - accusa Salvini - ho chiesto un faccia a faccia a Renzi e lui si è negato sdegnosamente, ora improvvisamente io dovrei rinunciare al mio tour elettorale per accontentarlo? Se Renzi vuole un confronto lo aspetto in piazza, magari a Bologna dove molti elettori stanno passando dal Pd alla Lega».