Welby fu il primo, Eluana divise il Paese

Il primo a porre il tema dell'autodeterminazione del malato fu Piergirogio Welby, co-presidente dell'associazione Coscioni. Colpito dalla distrofia muscolare, Welby chiese al medico Mario Riccio di staccare il respiratore sotto sedazione. Riccio venne poi assolto dall'accusa di omicidio del consenziente. È del 2007 il caso di Giovanni Nuvoli, malato di Sla di Alghero, che chiedeva il distacco del respiratore. Il tribunale di Sassari respinse la richiesta e i carabinieri bloccarono il medico. Nuvoli si lasciò così morire iniziando uno sciopero della fame. Ma è nel 2009 con il caso di Eluana Englaro, la giovane in stato vegetativo per 17 anni, che il Paese si è diviso tra i favorevoli alla volontà del padre di far rispettare il desiderio della figlia quando era ancora in vita, di porre fine alla sua esistenza se si fosse trovata in simili condizioni, e i contrari. Varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari, finché la Cassazione non si è pronunciata a favore della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale. Due casi nel 2016, quello di Walter Piludu ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla e Mario Fanelli. L'ultimo a chiedere di «essere libero di morire» è stato Dj Fabo.