QUEI SEGNALI CHE APRONO ALLA SPERANZA
Quando si parte dal baratro e si tenta di risalire una china impervia e piena di trappole, è impensabile aspettarsi un corsa spedita e miracolosi trionfi.Il rugby è così. Se due squadre danno il massimo vince sempre quella più forte, non ci sono trucchi o inganni legali. Nel calcio al Santiago Bernabeu il Real Madrid può perdere con il Villareal o pareggiare con il Levante. Qui no, qui la vittoria dell'Inghilterra era praticamente certa e occorre guardare oltre il punteggio per cercare di capire se, come e quando gli azzurri torneranno a poter dare un senso reale alla presenza nel torneo più prestigioso dell'emisfero settentrionale, dove giocano sempre con squadre che occupano posizioni migliori nella classifica mondiale.Il nuovo ct Conor O'Shea ha decisamente imboccato la strada del rinnovamento, ieri c'erano molte prime presenze o quasi intorno a un piccolo nucleo di senatori. E c'è stato un atteggiamento diverso, gioco vero, coraggio. Il 15-27 del 65' era la fotografia di una partita ancora aperta, con gli inglesi che a inizio ripresa avevano piazzato invece di insistere spavaldi come avrebbero fatto in altre occasioni. Certo, poi c'è sempre l'ultimo quarto che fa la differenza e un atteggiamento remissivo che lo stesso O'Shea ha subito sottolineato. Quest'Italia ovale non ha bisogno di sconti o di compassione ma almeno adesso si sa che le critiche colpiscono una base più solida di quelle passate. Da qui a pensare che sia tutto risolto ce ne corre. Ma è piacevole ad esempio sottolineare la differenza di atteggiamento fra gli azzurri di ieri e la Scozia di sabato dopo le prime due mete subite. I nostri hanno reagito con coraggio rimettendosi in corsa, gli scozzesi si sono arresi. Comunque non sarà semplice contro i tradizionali rivali degli ultimi anni nella corsa a evitare il cucchiaio di legno e anche contro i cugini francesi. Ma c'è più fiducia.Non resta che prendere il buono e continuare a sottolineare la consuetudine di un Olimpico pieno, di inni nazionali rispettati e di applausi per i rivali infortunati. Qui sono normali, in altre discipline purtroppo ancora eccezioni. Viene da tifare per i rugbisti azzurri per tanti motivi, uno in più è proprio questo.©RIPRODUZIONE RISERVATAdi Fabrizio ZupowINVIATO A ROMA«Pride and angry» orgoglioso e arrabbiato le parole del ct. Accettiamole con riserva dopo un severo 15-46 e sette mete subite quasi da record. Per le cose belle viste ieri e per il gruppo giovane azzurro di fronte alla seconda potenza mondiale. Cose da salvare molte, nascoste dai numeri negativi che restano. Non si va lontano, ad esempio, se si sbagliano 25 placcaggi su 107 e se questo avviene in prima fase e soprattutto nei primi minuti con un 0-10 che esalta le doti dell'ala Watson (uomo del match) in rapida doppietta. I nostri trequarti possono essere belli e sfacciati in attacco e mai così efficaci (due mete, una terza annullata). Poi li vedi gabbati in difesa più volte da un gioco in raddoppio del mediano di mischia (sia Youngs e poi Care) a creare il sovrannumero letale, con buchi fra i centri (meta di Farrell al 25'). E non puoi dire che si sono tirati indietro, perché primi nella classifica di placcaggi e in evidenza nei palloni portati. Ad esempio il ritorno azzurro di Benvenuti, bagnato da una splendida meta e sporcata da cinque placcaggi lisciati (però 10 fatti). Le tre mete subite in avvio e alla mezzora sono simili alle tre beccate nell'ultimo quarto d'ora. Di diverso c'è che in avvio sei fresco, nel finale l'Italia era scoppiata e quindi in affanno a chiudere la rete. Il che significa che il difetto è tecnico non sulla tenuta fisica.«Pride and angry», dice O'Shea, perché i nostri azzurri sono stati troppo indisciplinati, ammettiamo forse anche puniti da Raynal nei grovigli in mischia. Troppi i calci concessi. E sono stati belli però a esaltare i tifosi. Fissiamo un momento clou del match in cui sul 10-20 l'Italia mostra la faccia più bella e i 61.464 dell'Olimpico iniziano a cantare. Difesa inglese in affanno (sbagliati 14 placcaggi su 63) che si salva nei 22 con un fallo: Parisse conduce l'azione e l'ovale vola da una fascia all'altra, poi muore. Si torna indietro per il vantaggio concesso da Raynal e gli azzurri replicano la sequenza: Allan trova Parisse, gli gira intorno prende palla e la serve a Boni, purtroppo viziandola con un in avanti non visibile dagli spalti, e intanto il centro delle Zebre ha trovato il buco e va in meta. Il Tmo annulla. Ma azione da applausi. Perché se resti in partita il pubblico applaude. Pride, l'orgoglio di O'Shea. Invece sulla ripartenza gli inglesi risalgono il campo con due penaltouche da 40 metri l'una, due regali per falli evitabili (Parisse aggancia Itoje in salto). In un amen siamo dall'altra parte e sulla rimessa a 5 metri dalla meta Simmonds (il sostituto di Billy Vunipola) buca e segna da debuttante. La partita è tutta qui, fra la capacità di inventare e la carenza sulla difesa. Cose buone? molte per una squadra così giovane da 10 cap di media. Il risultato resta pesante da accettare. Se la Fox l'anno scorso aveva tenuto viva l'Italia per 70', senza l'ingegno siamo ritornati alla ghigliottina dei 60 scarsi minuti. Forse per questo Eddie Jones che temeva altre sorprese oltre al "red team" da guerra fredda, ha adottato anche 007, ovvero Daniel Craig immortalato nei selfie dei giocatori inglesi.Fra le note buone la regia più tranquilla di Allan che si è affidato al piede e a lunghi passaggi per accelerare le azioni. Un monumento a Zanni, una sorpresa per le doti di Minozzi. Soprattutto nelle prese aeree l'estremo padovano ha dimostrato a Ford che lo cannoneggiava che non c'era la porta aperta dalle sue parti. Anche i giovani flanker si sono fatti vedere, con Negri (17 palloni portati) e Giammarioli (12 e qualche sbavatura). C'è stato un momento di grande carattere nel finire del primo tempo, quando l'arbitro ha richiamato il capitano per falli in mischia: Parisse ha deglutito in silenzio, ma ha lanciato un'offensiva che ha trascinato tutto il pack in un assedio al fortino inglese durato cinque minuti sino alla pausa del tempo. Vedere Courteny Lawes e Chris Robshaw in difficoltà a chiudere i buchi, una squadra in assedio dietro la linea di meta è stato esaltante. La realtà dei numeri non ci permette però di godere di questi sprazzi di gran carattere, di momenti di lucidità in cui quanto provato in allenamento si vede perfettamente disegnato in campo. Si può solo migliorare.©RIPRODUZIONE RISERVATA