Buticchi e il mistero dell'oro degli Asburgo
VOGHERAC'è un altro mistero da svelare per Oswald Breil e Sara Terracini. I protagonisti dei romanzi d'avventura di Marco Buticchi, infatti, sono tornati da poco in libreria con "La luce dell'impero" (Longanesi, 448 pagine, 18,60 euro), nuovo capitolo di una fortunata saga che verrà presentato oggi alle 18 al museo storico "Beccari" di Voghera. L'incontro è organizzato dalla libreria Ticinum. Buticchi questa volta ha scelto di ambientare in Messico le avventure del funzionario del Mossad e della bella archeologa. Come spesso accade nei suoi romanzi, anche ne "La luce dell'impero" le vicende corrono lungo due binari paralleli, uno nel passato e uno nel presente. Senza svelare troppo ai lettori, cosa c'entra Massimiliano d'Asburgo con i cartelli della droga messicana? «Nel romanzo c'entra molto. Ancora oggi c'è chi spende la propria esistenza alla ricerca del leggendario tesoro che Massimiliano d'Asburgo condusse con sè quando diventò Imperatore del Messico negli anni '60 del 1800. Anzitutto notate la stranezza: un principe europeo che finisce a fare l'imperatore in uno stato lontano come il Messico. E non solo: Massimiliano siede sul trono messicano per volere del peggior nemico degli Asburgo, Napoleone III. Ma torniamo al tesoro mai trovato: e se le chiavi per arrivarci finissero in mano ai signori del narcotraffico messicano? Se il Messico un secolo e mezzo fa era un paese travagliato, ancora oggi i cartelli della droga seminano terrore: negli ultimi dieci anni sono stati circa 90mila i morti ammazzati». La luce dell'impero è l'undicesimo episodio delle avventure di Sara e Oswald: continuerà a scrivere di loro? «Guardi, Oswald Breil nasce il 2 maggio del 1957 come il sottoscritto. Sara il 17 dicembre (non dico l'anno per galanteria) come mia moglie Maria Consuelo. Le loro vite vanno di pari passo con le nostre. A volte ho la tentazione di cambiare e lo faccio. Ma poi ritorno sempre ai vecchi amori. Il problema è che a risolvere certe magagne sono capaci solo Breil e Sara Terracini». Lei non scrive solo romanzi d'avventura, l'anno scorso è uscito "Casa di mare" dedicato a suo padre Albino. «Casa di Mare è la storia che ho sempre voluto scrivere. Lo considero comunque un romanzo d'avventura unico e toccante, perché racconta una vita vera. Cambiare genere risale a una promessa che feci quando iniziai a esser pubblicato da Longanesi: ogni cinque romanzi d'avventura, promisi che mi sarei preso una licenza. E così è stato». Come sceglie i soggetti? E come conduce le ricerche?«Si tratta di folgorazioni: colpi di fulmine nei confronti di una persona, di un oggetto, di una situazione, nelle quali riesci a scorgere la forza per sorreggere un romanzo. A quel punto iniziano le ricerche per collocare la mia folgorazione all'interno di un contesto storico documentato e reale. In questo caso ho scelto il Messico perché è una terra che mi ha sempre affascinato. Il controsenso imperiale asburgico poi è un fatto curioso, oltre a essere il sogno infranto tragicamente di un sovrano illuminato e lungimirante». Sta già lavorando a qualcosa di nuovo?«Sono già a buon punto di un nuovo romanzo. Il filo conduttore sarà la storia di una famiglia di banchieri spregiudicati dal 1700 ai giorni nostri. Il potere del denaro ha sempre tenuto alla catena ogni regime» .Serena Simula