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di FILIBERTO MAYDAInsegna contrabbasso jazz al conservatorio Vittadini di Pavia, insieme alla moglie Francesca Ajmar (anche lei docente, di canto jazz, all'istituto musicale pavese) organizza la programmazione del Pavia Jazz Cluba, ma raramente Tito Mangialajo Rantzer si è visto da queste parti con il suo prestigioso quartetto. Finalmente lo si potrà ascoltare (insieme a Marco Fior (tromba), Francesco Bianchi (saxofono) e Massimo Pintori (batteria), questo pomeriggio - ore 17.30 - al ridotto del teatro Sociale di Stradella (secondo appuntamento con Pomerigezz, ingresso libero, aperitivo compreso).Tito Mangialajo Rantzer, diciamo che era l'ora.«Sì, sono molto contento di suonare a Stradella. In particolare con questo quartetto, perché con loro ho inciso l'ultimo disco, "Dedications" e stiamo lavorando a quello nuovo. Ormai erano dieci anni che suonavo negli album un po' di tutti ed era il caso di fare un lavoro mio. E' venuto bene - proporremo alcuni brani oggi a Stradella per Pomerigezz - ci sto riprovando».Con alcune importanti novità vero?«Prima di tutto vorrei che Francesca (Ajmar, ndr) cantasse alcuni brani, ma non nella forma tradizionale della canzone come è accaduto in "Dedications". Così sto lavorando su delle strutture diverse, nulla di inedito nel mondo del jazz, ma che non sempre si ascoltano in giro».Oltre che insegnare e suonare, tanto, insieme a Francesca Ajmar avete dato vita al Pavia Jazz Club, ospitato dal circolo Arci Via D'Acqua. Una scommessa, si poteva immaginare, invece, sempre pieno ai concerti del giovedì sera.«Sì, siamo molto soddisfatti, anche in serate apparentemente a rischio, come quando arrivano grandi musicisti, ma meno conosciuti a Pavia, il pubblico risponde alla grande. E' successo quest'ultimo giovedì con il trio di Laura Avanzolini. Arrivava da Cesena, era una formazione non semplice da ascoltare - voce, sax, chitarra sette corde- e invece è stata una bellissima serata».I cantanti dicono sempre meraviglie del Pavia Jazz Club. Ma è davvero così o son frasi fatte?«No, è davvero così. Si è creato un bellissimo ambiente, il pubblico segue con attenzione e competenza i concerti, i musicisti sono accolti con simpatia e tanta partecipazione dal gestore del locale. Insomma, funziona».Pensate di aumentare il numero dei concerti?«Per ora no, ma un pensiero iniziamo a farcelo».