Un barcone fa naufragio si temono novanta morti

IL CAIRO Il Mediterraneo continua a inghiottire migranti, a decine, e sulla rotta che dalla Libia porta all'Italia stavolta si temono un'altra novantina di annegati. La nuova tragedia del mare è stata annunciata dall'Oim, l'Organizzazione per le migrazioni, riferendo che «almeno 90 migranti» sarebbero annegati ieri mattina per il ribaltamento di un'imbarcazione al largo delle coste libiche. Dieci corpi sarebbero stati trovati sulla costa: si tratta di «due libici e otto pachistani», come precisa un comunicato dell'Oim. Due si sono salvati raggiungendo a nuoto la riva e un altro è stato tratto in salvo da un peschereccio. A bordo dell'imbarcazione ci sarebbero stati «per lo più pachistani», ha detto una portavoce dell'organizzazione, Olivia Headon. L'indicazione è in linea con il fenomeno di un accresciuto aumento degli arrivi in Italia dal Pakistan. L'anno scorso erano arrivati in Italia via mare dalla Libia meno di 3.150 pachistani, che costituivano la tredicesima nazionalità più numerosa rispetto al totale di 119.369 arrivi. A gennaio invece il Pakistan è diventata la terza maggiore nazione di provenienza con 240 sbarchi a fronte dei solo 9 del gennaio 2017. Con questo naufragio febbraio inizia malissimo dopo che - con 246 vittime, quasi tutte (218) sulla rotta verso l'Italia - gennaio era già stato il secondo mese più micidiale nel Mediterraneo dal giugno 2017, ha notato l'Oim. Continua dunque ad aggravarsi l'ecatombe migratoria che ha causato nel Mediterraneo oltre 12 mila morti tra il 2014 e il 2017, con un ritmo medio di 3.000 annegamenti all'anno secondo la più recente rilevazione del "Missing Migrants Project" dell'Oim. L'ultimo grande naufragio di dimensioni analoghe a quello odierno sono i «90-100 dispersi» al largo di Khoms annunciati il 9 gennaio dalla Marina libica. Stavolta Tripoli ha sottolineato di aver inviato due motovedette della Guardia costiera sul luogo del naufragio ma, dopo ore di ricerche, non sono stati trovati né naufraghi né cadaveri. In un comunicato, la Marina libica ha praticamente sfidato l'Oim a provare la veridicità del proprio annuncio che altrimenti sarebbe «una parte della campagna» mediatica in atto «contro la Libia». Un portavoce del ministero degli Esteri pachistano comunque ha confermato che fra i migranti affogati ci sono almeno 11 cittadini del Pakistan. La tragedia è avvenuta proprio nel primo anniversario dell'accordo tra Italia e Libia sui migranti che nel complesso, come ha sottolineato l'ambasciata italiana a Tripoli, ha prodotto «meno vittime, migliaia di vite salvate da una rafforzata Marina e Guardia costiera libica, più ritorni volontari e corridoi umanitari», oltre ad «aiuti che arrivano alle città libiche» e «lotta più efficace ai trafficanti» di essere umani.Intanto torna l'alta tensione a Calais, il porto del nord della Francia crocevia di migliaia di migranti col sogno di raggiungere la Gran Bretagna. Il governo di Parigi ha annunciato l'invio di rinforzi sul posto, dopo la violentissima rissa tra afghani ed eritrei scoppiata giovedì pomeriggio al momento della distribuzione dei pasti caldi. Il ministro dell'Interno, Gérard Collomb, ha denunciato «eventi di una gravità eccezionale». Sono 22 i migranti ricoverati, di cui quattro gravi, colpiti con armi da fuoco, tutti di nazionalità eritrea con un'età compresa tra 16 e 18 anni. Un afghano di 37 anni è ricercato, sarebbe lui ad aver fatto fuoco. Si tratterebbe di un trafficante di uomini. «È stato probabilmente un regolamento di conti, una questione di spartizione del territorio».