Gli inglesi e lo spionaggio anti-strategie azzurre
Sam Simmonds, terza linea dell'Exeter re della Premiership, era l'indiziato ora confernato a vestire la numero 8 di Billy Vunipola, uno dei top player dell'Inghilterra tra le cui mani sono passati i palloni vincenti di questo quasi immacolato biennio di gestione di Eddie Jones. Il suo infortunio, come le squalifiche al pilone Joe Marler e al flanker James Haskell sono fra i nodi da sciogliere. Le cartucce non mancano, specie con il recupero miracoloso l'altroieri di Maro Itoje, star assoluta, del flanker Chris Robshaw e del centro-ala Jack Nowell. Nessun problema in regia con i cervelli (e ottimi piedi) George Ford e Owen Farrell: due aperture schierate fianco a fianco. Ma ricordiamo: l'Inghilterra nel 2015 esce al primo turno del Mondiale casalingo. In due mesi Jones ha fatto decollare la squadra con due titoli e un Grande Slam e per restare al 2017 ha battuto i Pumas due volte in Argentina nonostante i titolari impegnati nei Lions, ha strapazzato l'Australia. Solo l'Irlanda in un match inutile per il titolo ha fermato l'armata e il record appresso (19 vittorie). È lui il personaggio impagabile, il genio degli inglesi che frusta come i rematori di una galea romana: «Voglio gente che ha fame». Il 58enne ex tallonatore del Randwick con Campese, dopo aver perso da allenatore il mondiale 2003 per un drop di Wilkinson, vinto da assistant coach quello successivo con il Sudafrica, s'era messo alla prova in Giappone: prima vittima l'Italia, poi il Sudafrica. Meticoloso e vorace come un caimano: vuole calare il tris nel torneo, da record, e convoca otto debuttanti perché le chanche per il Mondiale 2019 iniziano ora. A Roma ha convocato gli squalificati, in gruppo con gli altri e non sul divano. Arrabbiato: vuol cancellare l'idea di poter finire in scacco per uno schema come la Fox. Per questo ha detto a Paul Gustard, defense coach, di adottare la strategia militare americana da Guerra fredda. Il "Red team" che simula gli attacchi avversari per individuare le proprie debolezze. Che figuraccia a Londra: l'Italia in vantaggio con meta di Venditti, azzurri a disturbare i passaggi del mediano attorno alle ruck fantasma, un'oasi del regolamento inesplorata, la faccia interdetta di capitan Dylan Hartley nel chiedere «che fare?» all'arbitro Poite, un vero piacione nel rispondergli «Non sono il tuo coach, chiedi a lui».E ancora lo sghignazzo di Mike Catt verso la sua ex Nazionale, la furia di Jones. Non l'ha mai digerita.«Ve lo immaginate Richie McCaw che aspetta la pausa per risolvere il problema con gli All Blacks?» la critica più feroce. Della Fox gli è stato chiesto in mille dibattiti e ha sempre risposto «Non è rugby, non è gioco». (f.z.)©RIPRODUZIONE RISERVATA