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di FILIBERTO MAYDAVoce, sassofono, chitarra. Un trio impegnativo per qualsiasi musicista jazz, perché - come è evidente - la classica sezione ritmica (basso e batteria) è inesistente e lasciata alla chitarra, in questo caso una sette corde. In questa scommessa musicale riesce benissimo Laura Avanzolini, una voce precisa e grintosa, insieme a due musicisti esperti come Daniele Santimone (appunto, chitarra a sette corde) e Fabio Petretti (sassofono). La si potrà ascoltare questa sera alle 21,15 al Circolo Arci "Via D'Acqua" di viale Bligny 83 a Pavia (tessera obbligatoria, che si può fare sul momento). La jazz singer faentina, docente di canto jazz presso il Conservatorio "J. Tomadini" di Udine e presso i corsi pre-accademici del Conservatorio "B. Maderna" di Cesena, presenterà buona parte dei brani contenuti in "I'm all smiles" (2016), il suo primo album (l'ultimo è Songs, del 2017).Laura Avanzolini, troviamo molti standard in questo album, da Lush Life a Chelsea Bridge. «Non che abbia come obiettivo cantare standard tutta la vita. Ma in questi brani trovo ancora una grande ricchezza e penso che la loro interpretazioni resti un valore. E poiché sono una maniaca della filologia, ho pensato, anzi, abbiamo pensato bene di riarrangiarli».Un trio del genere richiede un grandissimo affiatamento. Come vi siete trovati?«Guardi, quasi per caso. Abbiamo suonato insieme una sera, per un concerto dedicato alla scuola del blues, e abbiamo appunto improvvisato bluseggiando su questi brani. Abbiamo risentito la registrazione, fatta da un amico, e ci siamo un po' a sorpresa resi conto che era praticamente un disco già fatto. Il resto è venuto praticamente da sè».Questa sera ascolteremo solo brani da "I'm all smiles"?«Sarà la parte fondamentale del concerto, ma abbiamo in mente di proporre un brano di Monk, uno di Egberto Gismonti e anche un pezzo che abbiamo suonato nel nostro primo concerto, "Black Coffe".Lei è anche insegnante di canto jazz. Che giudizio dà dei nostri nuovi giovani musicisti?«La presenza dei talent non rende la vita facile a chi insegna jazz, ma certamente non mi arrendo. Devo dire che comunque la didattica è fondamentale, perché il gusto per un genere musicale si radica di solito nei ragazzi intorno ai dieci anni. Se rischiamo a insegnare loro qualcosa a quell'età...»,In tanti cantano istintivamente. Quanto è importante andare a lezione?«Tiro acqua al mio mulino, ovviamente, ma sono sincera quando sostengo che sia fondamentale. Un approccio giusto all'uso della voce può davvero dare grandi risultati e semplificare la vita».