Bufera collegi nel Pd Minoranze in rivolta

di Maria BerlinguerwROMAÈ caos fino a tarda notte nel Pd sulle liste con la minoranza sulle barricate che minaccia strappi eclatanti e addirittura pronta a non presentare nessun suo rappresentante il 4 marzo. Quando mancano pochi minuti alle 23, l'accordo sembra essere stato raggiunto. Ma l'incertezza resta. Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano si erano lasciati alle prime luci dell'alba di giovedì senza alcun accordo. Quindi la direzione democratica, inizialmente convocata per giovedì e poi slittata a venerdì prima alle 10.30, poi alle 20 e infine riconvocata alle 22.30 è ancora un rebus per la composizione delle liste. E la direzione potrebbe chiudersi senza un mandato definitivo al segretario. Già alle prese con la rivolta delle federazioni locali che non ci stanno a farsi depennare i candidati del territorio dall'esercito di «catapultati» scelti a Roma. Bologna, Genova e la Calabria, ma anche la Sicilia e il Trentino chiedono di inserire i loro candidati in posti sicuri. La trattativa ancora in corso ha fatto slittare anche la presentazione di Maria Elena Boschi a Bolzano. La sottosegretaria che il Pd schiererà in un collegio grazie all'accordo con la Svp, era attesa in città ieri ma arriverà solo lunedì. A liste chiuse. Ma ci sarà, malgrado le proteste dell'ex vicesegretario della Svp, Brugger, che definisce un «errore capitale» la sua candidatura. A Orlando nella notte vengono offerti una quindicina di seggi «sicuri», a Emiliano 6-7. «È un massacro», dicono entrambi. Ma a far saltare i nervi dei due rappresentanti delle minoranze è soprattutto la richiesta della segretaria che, dopo aver insistito per un rinnovamento dei nomi, chiede al ministro e al governatore di presentare le richieste, lasciando che sia il segretario a valutare chi potrà tornare in Parlamento. La lista che il segretario mette sul tavolo lascia fuori alcuni degli esponenti di spicco della corrente in omaggio al rinnovamento. Non ci sono l'ex sindacalista Cgil, Damiano, il coordinatore della corrente, Martella, il capo di retedem, Lo Giudice, e il socialista Di Lello. II sospetto è che Renzi voglia indebolire in partenza la rappresentanza parlamentare della corrente di Orlando, il più ostile all'ipotesi di larghe intese post voto con il Cavaliere. E un sostanziale ridimensionamento dovrebbe avere nelle intenzioni di Renzi anche Dario Franceschini che ieri ha trascorso a Largo del Nazareno buona parte della giornata. Come hanno fatto Boschi e anche Graziano Delrio. Ma si fanno vedere anche Gianni Cuperlo e Sandra Zampa. Sul piede di guerra tornano anche gli alleati. Beatrice Lorenzin slittata da Prato verso Lucca e ora forse candidata nelle Marche manda un messaggio chiaro a Matteo Renzi: «Noi, con Civica Popolare portiamo voti al Pd», mette in chiaro, pretendendo collegi e posti sicuri per i suoi. Lo stallo sembra totale. Anche per i fedelissimi di Renzi. E Roberto Giachetti fa, da par suo, un bel gesto. Rinuncia al paracadute del proporzionale e da Facebook, annuncia che correrà solo nel X municipio di Roma, dato per perso. Intanto la pattuglia dei quarantenni che Renzi vuole portare in Parlamento cresce. Tommaso Cerno, condirettore di Repubblica, annuncia che ha deciso di lasciare il giornale per continuare la sue battaglie per i diritti civili nel Pd. «Mi ha convinto il fatto che in un Paese che si sta liquefacendo, a gente come me, alla mia età, si chieda di metterci la faccia», ha spiegato il giornalista. Cerno dunque sarà in lista con lo scrittore Giuliano Da Empoli e l'economista Tommaso Nannicini. Non ci sarà invece Samantha Cristoforetti. Nel pomeriggio intanto prosegue lo psicodramma. Orlando torna al Nazareno. Renzi, tramite il suo portavoce, fa smentire di averlo incontrato. «Collegi sicuri vengono spacciati per insicuri e viceversa», dice un orlandiano, illustrando il clima di scarsa fiducia che c'è in casa Pd. «Nessuno psicodramma, stiamo cercando il giusto mix di esperienza, ricambio e rappresentatività dei territori», minimizza Andrea Marcucci, renziano di ferro. Entrano in campo i pompieri. La trattativa la fa soprattutto Lorenzo Guerini. Gli orlandiani alla fine potrebbero essere una ventina. Anche tra le truppe renziane c'è il panico. Non tutti torneranno in Parlamento. Bisognerà tagliare anche qui per fare posto ai volti nuovi della seconda era renziana. Intanto la casella dei collegi si chiarisce. A Roma a sfidare Paolo Gentiloni nel collegio 1 ci saranno Carla Ruocco (M5S) e Rosella Muroni (LeU). Il centrodestra candiderà invece Paola Binetti, a quanto pare furiosa per la scelta data perdente in partenza. E del resto ancora ieri Fedele Confalonieri ha auspicato per il dopo voto che resti Gentiloni e magari riprenda il dialogo tra Renzi e Berlusconi. Il premier sarà anche come capolista nelle Marche e in Campania. Confermate anche le candidature in Emilia: Casini sarà candidato a Bologna e dovrà sfidare Vasco Errani, Bersani sarà sfidato da Fassino o da Carla Cantone. ©RIPRODUZIONE RISERVATA