Forze turche in Siria: curdi sotto attacco

L'offensiva della Turchia contro l'enclave curda di Afrin, in Siria, ha segnato ieri un'ulteriore escalation, che apre un nuovo fronte nell'epicentro della crisi mediorientale più tragica degli ultimi anni. Dopo due giorni di bombardamenti e raid aerei, le forze di Ankara sono entrate via terra ad Afrin per concludere quella che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha definito una «lotta nazionale». In altre parole per tagliare l'erba sotto i piedi dei curdi dentro e fuori ai confini turchi attraverso il controllo di una "zona cuscinetto" profonda una trentina di chilometri. Dopo l'annuncio dell'avvenuta conquista di Afrin è arrivata una smentita dell'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) e dalle Forze democratiche siriane (Fds), dominate dalla milizia curda Ypg e alleate degli Usa nella lotta contro l'Is in Siria. Secondo il portavoce Mustafa Bali i tentativi di Ankara di infiltrarsi sono stati respinti, ma nelle cancellerie internazionali nessuno sembra averlo preso sul serio. Tuttavia, lanci di razzi dal fronte curdo verso i villaggi turchi al confine avrebbero fatto almeno un morto. I riflettori sono puntati su Erdogan che ha messo in guardia i curdi dal protestare contro le operazioni militari, o «pagheranno un prezzo alto». Le piazze di Istanbul e Ankara però si sono riempite ugualmente e la polizia ha arrestato una dozzina di persone. L'offensiva contro i curdo-siriani, invece che un "Ramoscello d'ulivo" (come è stata denominata) rischia di diventare un'autobotte di benzina sul fuoco della crisi. Gli Stati Uniti hanno invitato la Turchia alla moderazione e a «evitare scrupolosamente vittime civili» che, secondo l'Agenzia curda Hawar News e l'Ondus, sono già almeno 18. La Francia ha chiesto la convocazione di una riunione d'emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu.