Migranti, tensione a Lampedusa

ROMA Prima la lite tra due tunisini che sfocia in contesa tra due fazioni, poi l'accoltellamento di uno di loro ferito alla testa di striscio, quindi nella baraonda l'azione a colpi di sassi contro le forze dell'ordine che presidiavano l'hotspot, con un carabiniere centrato alla testa che se l'è cavata con un ematoma e qualche giorno di prognosi. Una rivolta, quella nel centro di Lampedusa, che fa risalire di nuovo la tensione nell'isola, dove dall'inizio dell'anno si registra una escalation di episodi. Il sindaco Totò Martello si recherà a Roma per cercare di sensibilizzare il Viminale ad accelerare le procedure di trasferimento, perché proprio i ritardi sarebbero alla base delle continue tensioni all'interno del centro. Il Garante nazionale delle persone detenute sarà nell'isola per verificare in che modo le autorità hanno ritenuto di affrontare le criticità in passato più volte segnalate. Ad accendere gli animi venerdì sera, secondo testimoni, sarebbe stata la contesta per una donna. Due tunisini di 34 e 23 anni hanno cominciato a litigare e uno dei due ha sferrato la coltellata al rivale ferendolo alla testa; gli altri ospiti, già nervosi per i ritardi nei trasferimenti, si sono divisi in due gruppi. Alcuni hanno raggiunto una collinetta da dove hanno lanciato sassi contro le forze dell'ordine. Solo in serata la protesta, che ha coinvolto 250 tunisini, è rientrata. Ieri in 50 sono stati trasferiti a Porto Empedocle. «Siamo alle solite - accusa il sindaco - Non è possibile tenere così tanti tunisini nel centro e utilizzare l'intera isola come hotspot. Se la legge dice che non possono uscire dalla struttura non dovrebbero potere girare liberamente per strada». VENEZIA Quattro bistecche, altrettante fritture miste, acqua minerale e servizio, per un totale di 1.100 euro. Si aggiunge un nuovo caso, quello di quattro studenti giapponesi, alla classifica dei conti da infarto presentati a fine pranzo ai turisti dai locali del centro di Venezia. Questa volta l'"attentato" alle coronarie, e alla carta di credito del gruppo in gita nella città lagunare, è stato portato da una comune osteria nella zona delle Mercerie, vicino a San Marco.Un conto di oltre mille euro per un pranzo di quattro ragazzi giapponesi, studenti universitari a Bologna, che non credevano ai loro occhi. A rendere pubblica la vicenda sui social è stato Marco Gasparinetti, portavoce della piattaforma civica "Gruppo 25 Aprile", il quale ha riferito d'averlo saputo dalla guida turistica che accompagnava i quattro turisti, che però aveva mangiato altrove. Il gestore della trattoria, un egiziano, ha detto di non ricordare «di avere avuto problemi con clienti giapponesi in questi giorni». Ma Gasparinetti non indietreggia, sostenendo che è solo l'ennesimo caso: «Mi hanno assicurato - ha detto - che i giovani, studenti universitari a Bologna, una volta scesi dal treno hanno presentato denuncia alla questura. Il problema c'è stato eccome».La vicenda fa il paio con quella del presunto scontrino d'oro presentato a tre turisti asiatici a novembre: un pranzo di pesce in una trattoria, sempre vicina a San Marco, pagato 560 euro. In quel caso i turisti avevano sostenuto che il cameriere aveva giocato sul fatto che non conoscevano una parola di italiano, portando in tavola costose pietanze di pesce che non avevano ordinato. Ma che non erano state neppure rimandate in cucina. La vicenda era stata commentata con ironia, ma con parole taglienti, dal sindaco Brugnaro: «Pezzenti - aveva detto - Uno mangia e beve, poi dice che non sapeva la lingua. Ho chiesto al cameriere se gli avessero lasciato la mancia, neanche quello».