«Il rogo alla Eredi Bertè è stato doloso»
di Sandro BarberiswMORTARAIl maxi rogo di rifiuti alla Eredi Bertè di Mortara, scoppiato il 6 settembre, sarebbe stato doloso. È questa la tesi su cui indaga la procura di Pavia che ha aperto un fascicolo che ha come ipotesi di reato proprio l'incendio doloso. Secondo gli inquirenti, quindi, ci sarebbe la mano dell'uomo dietro quell'evento che ha scosso la Lomellina e l'opinione pubblica. Al momento però non ci sono nomi iscritti al registro degli indagati. Un'inchiesta quindi che allo stato attuale delle cose sarebbe contro ignoti. Sono questi gli atti emersi ieri durante l'ultima riunione della commissione bicamerale contro gli illeciti nel ciclo dei rifiuti che si è riunita a Roma. Durante la riunione dell'organo parlamentare di vigilanza è stata fatta una relazione dettagliata anche dell'incendio scoppiato a settembre a Mortara. Un rogo durato oltre una settimana sprigionando anche diossine nell'aria. Tanto che a dicembre la commissione ha anche visitato il sito, tuttora sotto sequestro e dove ci sono ancora rifiuti. Negli atti ufficiali la commissione bicamerale tranquillizza per i problemi sanitari «lo sprigionamento di diossine è stato di poco sopra la norma nelle prime ore dopo il rogo e poi i valori sono tornati nella norma. Anche nei terreni agricoli non sono stati rilevati inquinanti», ma getta delle ombre sulla distribuzione dei rifiuti all'interno del sito di via Fermi a Mortara dove è scoppiato il rogo. La commissione fa riferimento in particolar modo alle carte relative al certificato anti incendio. Documenti necessari per questo tipo di impianti. L'incartamento, realizzato da un tecnico, era stato approvato dal comando dei vigili del fuoco nel 2010. Quanto scritto in quelle carte e in quei disegni però, secondo la commissione d'inchiesta bicamerale, non sarebbe stato rispettato nella realtà. «Il certificato anti incendio prevedeva delle divisioni degli stoccaggi nel piazzale aperto dei materiali oggetto di lavorazione, suddivisi per tipologia, consistente nella individuazione di ben precise aree di deposito separate fra loro dalle vie di movimentazione interna e un secondo varco di accesso - si legge negli atti della commissione -. Per quanto invece accertato al momento dell'intervento di soccorso, tutto il materiale era stato ammassato nel piazzale senza rispettare la divisione previsto ed ostruendo il secondo varco di accesso: questa situazione ha favorito la propagazione dell'incendio e ha reso più difficili le operazioni di spegnimento. Lo stoccaggio cosi generalizzato e disordinato del materiale sul piazzale rendeva inoltre irraggiungibili alcuni idranti dell'impianto idrico antincendio, previsto in progetto e realizzato, che tuttavia non risultava essere funzionante».Un altro problema emerso durante la riunione di ieri della commissione è stato quella della copertura fideussoria dell'azienda dove si è sviluppato il rogo di 12mila metri cubi di rifiuti di vario genere, tra cui anche scarti edili e copertoni d'auto. «La fideiussione stipulata per 317.000 euro appare, infatti, insufficiente a coprire i danni provocati dall'incendio di settembre a Mortara - evidenzia il senatore pavese Luis Orellana (Gruppo Autonomie) -. Le ispezioni straordinarie dovrebbero essere maggiormente implementate per una maggiore sicurezza dei cittadini».