In affido condiviso no visite "a sorpresa"

Il provvedimento che fissa le modalità di svolgimento del diritto di visita dei figli minori in affido condiviso, da parte dei genitori separati, non può essere «generico» ma deve contenere prescrizioni specifiche altrimenti crea situazioni arbitrarie. Lo sottolinea la Cassazione bacchettando una ordinanza con la quale il Presidente del tribunale di Roma aveva concesso a un padre il diritto «quando vuole» di vedere la figlioletta, presso l'abitazione della ex moglie. I supremi giudici hanno anche annullato con rinvio la condanna inflitta alla donna in primo e in secondo grado, la cui entità non è nota. Infatti, non potendo assecondare sempre le visite "a sorpresa", data l'impossibilità di organizzare impegni di lavoro e periodi festivi, la moglie era stata denunciata dall'ex coniuge e condannata per elusione dei provvedimenti del giudice, anche per una volta che aveva portato la bimba al pronto soccorso. Nel verdetto depositato ieri - sentenza 1748, VI sezione penale -, la Cassazione rileva che questa prescrizione così indeterminata «aveva reso i rapporti» tra i due ex «maggiormente conflittuali, soprattutto in considerazione del fatto che il padre della bambina, approfittando della situazione, comunicava quando intendeva recarsi dalla minore senza concordare nulla». Alla madre imputata era contestato di aver impedito al padre senza giustificato motivo di «prelevare» la bimba per il Natale 2009, durante la Pasqua 2010 e in altre occasioni. Nel ricorso alla Corte Suprema la donna ha fatto presente che «almeno in alcune occasioni, si sarebbe dovuto riconoscere che esigenze di lavoro e di salute le avrebbero impedito di osservare il contenuto obiettivamente generico e di garantire il diritto di visita del padre, ritenendo non elusivo il suo comportamento».NAPOLICento uomini in più nelle zone della movida napoletana per fronteggiare quella che il ministro dell'Interno Marco Minniti definisce «una violenza nichilista» che «colpisce in modo casuale», caratterizzata da «modalità terroristiche». Dopo un vertice in Prefettura durato oltre tre ore, la risposta dello Stato al fenomeno delle baby gang che da settimane insanguina Napoli e provincia si concretizza in un intervento integrato fatto di più controlli, più uomini, tolleranza zero sui motorini fuorilegge, ma anche in alcune iniziative di carattere sociale e di prevenzione. È lo stesso responsabile del Viminale a illustrarle, dopo essersi confrontato con i vertici nazionali delle forze dell'ordine, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il procuratore Giovanni Melillo e i magistrati del tribunale per i minori. Quanto alle indagini in corso per risalire ai responsabili delle violenze, Minniti lascia trasparire ottimismo: «Possiamo dire di essere sulla buona strada o di aver già individuato i responsabili delle violenze inaccettabili di questi giorni a Napoli» esordisce al termine del comitato provinciale per l'ordine pubblico, nel corso del quale ha visto anche i familiari di alcune delle vittime.«Ho incontrato Arturo e la sua mamma, i ragazzi aggrediti a Pomigliano - rende noto il ministro - e ho mandato un affettuoso saluto a Gaetano e sua mamma Stella. Ho incontrato persone coraggiose, che hanno subito un gravissimo e inaccettabile dolore e mostrato una forza di reazione straordinaria». Minniti traccia un percorso che dovrà portare a risultati immediati ma anche di lungo periodo. Subito arriveranno cento uomini dei reparti speciali delle forze dell'ordine con il compito di controllare le zone della movida, quelle più frequentate dai giovani. «Non consentiremo - l'impegno del ministro - alle baby gang di cambiare le abitudini dei giovani napoletani».A questo si affianca il progetto di riorganizzazione delle forze dell'ordine in rapporto ai singoli municipi. «L'idea - spiega - è di avere dieci distretti di polizia, così da avere un responsabile del distretto in contatto con le municipalità. Ci muoveremo - sottolinea - per rafforzarla direttamente dal Ministero ed è importante che il presidente della municipalità possa parlare con il responsabile della pubblica sicurezza». Il ministro annuncia poi tolleranza zero sui motorini fuorilegge e traccia la strada per un intervento complesso di tipo educativo. Tre i progetti in campo: il primo contro l'abbandono scolastico che ha già dato buoni frutti al Rione Sanità. Il secondo, da finanziare con il Programma operatvo nazonale (Pon) Sicurezza, per gli educatori di strada da mandare nei quartieri a rischio; e infine, in collaborazione con il tribunale dei minori, la possibilità di levare la patria potestà ai genitori coinvolti in reati di tipo associativo, come mafia e camorra: «Vogliamo sottrarre - conclude prima di lasciare Napoli - questi ragazzi ai modelli negativi e all'istruzione alla violenza cui sono assoggettati. È un aspetto molto delicato, ma lavoreremo anche su questo».