5 Stelle, Appendino nella bufera. Di Maio: Grillo con noi
TORINO Luigi Di Maio attacca chi ipotizza che Grillo possa prendere le distanze dai Cinquestelle: «Qualcuno spera che Beppe Grillo si faccia da parte, ma il Movimento non cambia, lui sarà con noi in questa campagna elettorale e anche dopo». Soprattutto, avverte, «resta il garante del Movimento anche nel nuovo statuto». Ma è proprio il nuovo statuto, scritto per separare i ruoli e le responsabilità politiche e giudiziarie, a turbare i sonni del fondatore. Grillo si era infatti lamentato di essere lui il parafulmine di tutte le grane giudiziarie grilline e intendeva scrollarsele di dosso recedendo, grazie ai nuovi regolamenti, dai suoi ruoli di responsabilità del Movimento. Ma così non sarà.Intanto scoppia il caso Torino. Il Comune governato dalla sindaca Cinquestelle Chiara Appendino, resta senza revisori dei conti. L'organo di controllo ha messo fine ad un braccio di ferro che andava avanti da mesi, tra esposti alla magistratura e ventilate mozioni di sfiducia, rassegnando le proprie «irrevocabili dimissioni». Una decisione senza precedenti per il capoluogo piemontese che, a due mesi dal voto del 4 marzo, alimenta le polemiche al pari della decisione della consigliera ed attivista storica Deborah Montalbano di autosospendersi dalla presidenza della IV Commissione dopo lo scandalo dell'auto blu utilizzata per la famiglia. Un «fatto gravissimo» per lo stesso Di Maio, che annuncia una «procedura interna al Movimento».. La lettera d'addio dei revisori è un duro atto d'accusa nei confronti dell'amministrazione M5s. Herri Fenoglio, il presidente del Collegio, e gli altri due componenti, Maria Maddalena De Finis e Nadia Rosso, parlano di «difficoltà nello scambio di comunicazioni e ostacoli nell'attività di raccordo». Tra «ente e collegio dei revisori e tra quest'ultimo e il consiglio comunale». Una «assenza di collaborazione», proseguono i revisori, che si si è trasformata in «pressioni, fonte anche di disagi operativi e di incomprensioni». Vera manna per le opposizioni che chiedono che la sindaca riferisca in consiglio comunale.Da Roma a Torino. «Non bastava il continuo cambio di assessori e manager di Raggi, la sindaca Appendino è riuscita in un'impresa ancora più difficile: far scappare tutto il collegio dei revisori dei conti. Un record», rincara la dose Stefano Pedica, della direzione dem. Chiedono a Chiara Appendino di riferire in consiglio comunale anche Forza Italia, secondo cui «Torino è entrata in una condizione di sofferenza troppo grande», e la Lega, per cui è «grave che i revisori parlino di pressioni». di Gabriele RizzardiwROMA«Non mi occupo più di politica, perché me ne libero, me ne vado e lascio. È stato uno sfogo umano, non politico» Roberto Maroni ingrana la marcia indietro. E ritira gli attacchi lanciati nei confronti di Matteo Salvini dalle pagine del Foglio. Il governatore si dice dispiaciuto: «Polemiche che non ho voluto io, ma per me è una pagina chiusa. Viva Salvini premier». Insomma una sorta di atto di fedeltà al numero uno del Carroccio a ventiquattro ore dall'attacco frontale lanciato sempre contro Salvini. «Mi sono sfogato perché mi sono sentito trattato un po' male, fine. Ora si torna a lavorare come prima a sostegno di Salvini premier perché questo fanno i leghisti e io sono della Lega», si è scusato il governatore. Che non si è ricandidato e ora dice addirittura di essere pronto a smettere con la politica. «Ho altri progetti in mente fuori dalla politica e sono molto felice di questa scelta perché è una vita nuova», ha detto smentendo di essere pronto a lanciare una sua fondazione, come riportato da alcuni retroscena. «Basta con le polemiche. Non mi occupo più di politica perché, come ho detto, me ne libero e me ne vado, lascio e così sarà. Retroscena? Patti segreti? Tutte stupidaggini», ha sostenuto l'ex ministro dell'Interno di Silvio Berlusconi, che due giorni fa, nell'intervista al Foglio, era stato particolarmente duro: «Da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio» aveva detto il governatore della Lombardia. Di quale rischio parlava Maroni? Nel centrodestra, in molti avevano visto il passo indietro dell'ex ministro nell'ottica di un possibile suo impegno come premier di un governo di larghe intese da far nascere dopo le elezioni. Da qui, spiegava Maroni, l'attacco di Salvini che ieri, davanti alle telecamere del Tg3, ha detto di non voler fare polemiche e ha ripetuto il suo no a un governo con tutti dentro. «Mai un governo di larghe intese. Chi vota Salvini sa che vota Lega e il centrodestra, mai l'inciucio» dice il leader del Carroccio che esclude di occupare una poltrona da ministro e punta direttamente a Palazzo Chigi: «Se gli italiani vogliono, sarò il primo presidente leghista della storia italiana e saranno altri a fare i ministri». E pazienza se Silvio Berlusconi pensa ad un premier "moderato". La corsa per la leadership nel centrodestra divide il leader del Carroccio e il Cavaliere. Il centrodestra, intanto, deve ancora risolvere il problema delle candidature per le regionali. Se in Lombardia corre il leghista Attilio Fontana, che i sondaggi danno come favorito, nel Lazio ancora non si è deciso nulla.«Il centrodestra deve trovare una sintesi», dice Maurizio Gasparri, che si mette a disposizione della coalizione a condizione che la sua sia una candidatura unitaria. Tuttavia, su una candidatura del senatore ci sarebbero delle resistenze anche all'interno del suo stesso partito, in particolare dall'area vicina ad Antonio Tajani che preferirebbe si puntasse sul giornalista Rai, Gennaro Sangiuliano. Ma si è parlato anche di un possibile ticket Gasparri-Bertolaso. A complicare la partita è Sergio Pirozzi. Il sindaco di Amatrice e candidato alla presidenza della Regione Lazio, che ieri avrebbe dovuto incontrare Berlusconi, non intende fare passi indietro. La conferma arriva con un video pubblicato sui social in cui si vede lo staff del candidato smantellare il comitato elettorale. Ma è solo uno scherzo: «Io non mi ritiro, non credete alle fake news. Noi siamo qui e lavoreremo per il Lazio e per voi». La candidatura di Pirozzi non dispiacerebbe alla Lega.©RIPRODUZIONE RISERVATA