«Pietre d'inciampo, valore che consegniamo ai giovani»
PAVIAUna pietra per "inciampare" nel passato e per ricordare l'Olocausto. Le cosiddette "pietre d'inciampo" che si trovano in oltre 1.800 città europee arrivano a Pavia, Varzi, Vigevano e Broni. Il 18 gennaio alle 17 in piazza Petrarca al civico 32, ci sarà la posa del sampietrino che ricorderà Rosa Gaiaschi, deportata con il figlio e il marito, il lattoniere antifascista Mario Pettenghi che morì nel lager. La pietra verrà posta davanti alla sua abitazione in ricordo di quel giorno. "Parole e musica per Rosa, la memoria della deportazione" questo il titolo dell'incontro preliminare organizzato da Anpi, Aned, Cgil, la Provincia di Pavia e i Comuni di Pavia, Vigevano, Varzi e Broni e tenutosi ieri a Santa Maria Gualtieri. «Quello che hanno vissuto le persone come Rosa ha portato alla nostra società odierna fatto di una vita democratica e laica. Questo è un valore che noi consegniamo ai nostri ragazzi, tutti insieme istituzioni e cittadini», ha detto il sindaco Massimo Depaoli. Proposta da Marco Savini per il Comitato pietre d'inciampo, la pietra di Rosa Gaiaschi Pettenghi sarà posizionata sul ponte pedonale del Naviglio all'incrocio tra viale Bligny, viale Sardegna e via Tasso. In totale, le pietre saranno 9: 5 a Varzi per ricordare 5 partigiani catturati al Brallo; 2 a Vigevano per Anna Botto, maestra antifascista deportata e morta in un campo di sterminio, e Teresio Olivelli nell'atrio del liceo Cairoli; una a Broni davanti all'abitazione di Egidio Cagnoni e a Pavia per Rosa. A 39 anni, Rosa venne arrestata per attività clandestina l'1 settembre del 1944 insieme al marito Mario e al figlio Ugo. Dal carcere di San Vittore a Milano fu trasferita prima a Bolzano e poi nel campo di Ravensbrueck, dove le fu assegnato il numero di matricola 77395. Sopravvisse fino alla liberazione e rientrò a Pavia dove morì nel 1991. L'idea delle pietre è partita dall'artista tedesco Gunter Demnig che, dal 1995, ha deciso di realizzare piccoli blocchi di ottone da deporre davanti all'ultima abitazione di chi venne deportato nei campi di sterminio nazisti.Caterina Caparello