Respirata diossina 40 volte oltre il limite
di Adriano AgattiwCORTEOLONA E GENZONEDiossina superiore di quaranta volte rispetto ai limite di tollerabilità. I primi dati forniti dall'Arpa, dopo il maxi incendio di rifiuti stipati nel capannone di Corteolona, sono decisamente preoccupanti. La presenza di diossina respirata la notte del rogo aveva raggiunto limiti imprevedibili. Poi gli esiti dei rilievi di giovedì pomeriggio e della giornata di venerdì, hanno riportato la situazione nella normalità. La presenza di diossine e di furani era infatti ridotta a 0.25 picogrammi per metro cubo. Per le diossine non è previsto un limite di legge ma l'organizzazione mondiale della sanità indica il limite di 0.3 picogrammi per metro cubo il limite al di sopra del quale si è di fronte ad una sorgente di diossine che merita di essere controllata nel tempo. La notte dell'incendio la centralina mobile dell'arpa aveva rilevato una presenza di diossina di 11.9 picogrammi ogni metro cubo. I primi risultati avevano rilevato un deciso inquinamento dell'aria. Il vento, la notte del rogo, avrebbe trasportato la nube tossica in direzione della provincia di Lodi tanto che anche a Lambrinia (la frazione di Chignolo Po) i residenti avevano sentito un forte odore di plastica bruciata. La pioggia di questi giorni ha comunque favorito la dispersione della diossina. La situazione generale resta comunque preoccupante tanto che Coldiretti chiede il rimborso dei danni subiti dalle imprese. Sino a questa mattina nei comuni interessati dall'inquinamento resta in vigore l'ordinanza del sindaco che consiglia ai residenti di evitare il consumo di verdura e di restare chiusi in casa il maggior tempo possibile. Le scuole,invece, riapriranno dopo le vacanze in occasione delle feste di fine anno: sino a ieri pomeriggio non era infatti prevista la sospensione delle lezioni. «Per quanto riguarda le zone interessate dalla diossina - spiega Fabio Cambielli dell'Arpa - è impossibile fare una mappatura precisa. Ci sono troppe variabili. Posso dire che è da escludere che la sostanza inquinante abbia anche raggiunto Pavia. Per quanto riguarda l'acqua abbiamo eseguito dei prelievi in una roggia che scorre vicino al capannone dell'incendio ma non conosciamo ancora i risultati. Per le falde acquifere aspettiamo invece l'esito dei prelievi eseguiti nel terreno. Se sono a posto non eseguiremo controlli alle falde, in caso contrario faremo delle verifiche».Intanto prosegue l'inchiesta per identificare i responsabili dell'incendio doloso divampato nella notte tra mercoledì e giovedì. Un incendio sul quale si allunga l'ombra della criminalità organizzata. In questi giorni dovrebbe essere interrogato il 68enne di Opera che aveva preso in affitto il capannone-discarica tra Corteolona e Genzone. E'evidente che gli investigatori, l'indagine è stata affidata ai carabinieri, dovranno cercare di identificare chi ha stoccato i rifiuti nel capannone. E, soprattutto, da dove arrivavano tenendo conto che erano imballati e pronti a essere inviati in qualche inceneritore. Ma così non è stato. Quei rifiuti bruciati non erano accatastati disordinatamente all'interno del capannone ma contenuti in balle compattate con tanto di fascette per sigillarle. Ma non solo. Dalle poche balle compattate che sono state trovate dai vigili del fuoco sono emersi particolari che potrebbero essere importanti per un'inchiesta che, per il momento, è basata su pochi indizi. All'interno di quei «contenitori» c'erano infatti dei piccoli pezzi di plastica già triturati e spezzettati. Scarti di lavorazione che erano già passati attraverso un processo di compattazione e di triturazione. Gli investigatori stanno quindi cercando di scoprire dove è stato eseguito l'imballaggio.