Tutto lo sport ducale a palazzo Roncalli

VIGEVANO Adesso sono tutti insieme in una stanza, con le loro foto, i loro trofei, le loro vittorie. I protagonisti dello sport vigevanese hanno una casa, nelle stanze di palazzo Roncalli, in via del Popolo. Lo schermidore Basletta, l'unico azzurro vigevanese di calcio, Buscaglia, i tanti eroi del basket, il pugile Ferracin e i ragazzi del Vigevano di padron Bettelli. La loro casa da ieri è il Museo dello sport vigevanese, realizzato dai veterani dello sport ducale, che hanno messo sulle pareti foto, ritagli di giornale, bacheche con allori, che testimoniano le grandi vittorie di chi non c'è più e di ancora è tra noi, come Giambattista Moschino, Andrea Soncin, Mario Mussini, che a vario titolo in questi giorni hanno voluto visitare e omaggiare quello che nelle intenzioni di chi l'ha realizzato dovrà essere un luogo vivo. Oggi il museo resterà aperto tutto il giorno, ma nei prossimi giorni verranno comunicati gli orari settimanali della mostra. Da gennaio saranno possibili anche le visite da parte delle scuole. «All'inaugurazione - spiega Sergio Baraldo - c'erano più di 200 persone, con Alberto Cova ospite d'onore. Noi addetti ai lavori sapevamo che Vigevano aveva tanti campioni del passato, di sport noti e meno noti, che era giusto ricordare e far conoscere. Questa è una di quelle cose di cui si parla sempre e poi, di solito, non si fanno mai, invece tre anni fa abbiamo iniziato a raccogliere il materiale con grandi difficoltà, ma oggi siamo qui. L'idea è quella di mantenere alto il nome della Vigevano sportiva».Un nome che negli anni, per svariati motivi, ha perso un po' di appeal e ha ottenuto sempre meno risultati. «Noi ci auguriamo che ricordando i vecchi fasti dello sport vigevanese, si possa ricominciare a risalire - continua Baraldo -. Il basket ci sta provando, ma altri sport di rilievo non se ne vedono. Fondamentale è la crisi economica, che ha fatto sì che la città perdesse posizione negli sport più dispensiosi. Quando i soldi non girano, c'è meno gente disposta a investire. Pesa anche il fatto che non tutti i ragazzi fanno sport come lo si faceva una volta. Cinquant'anni fa c'erano gli oratori e si giocava lì, adesso ci sono una miriade di possibilità e tanti altri passatempi. Ora c'è anche il computer e la televisione. Si è meno disposti a soffrire e magari si preferisce stare a casa sul divano a guardare le partite su Sky invece di uscire per andare a correre o fare un altro sport, all'aria aperta o in palestra». I giorni appena passati sono stati anche grandi momenti di amarcord per lo sport vigevanese, ed è lo stesso Baraldo a farsi guidare dal filo della memoria. «Mi piacerebbe - dice - ritornare agli anni '70. A quell'epoca ero più o meno ventenne e ricordo le squadra di calcio e di basket. Quelli della nostra generazione la domenica non vedevano l'ora di andare prima allo stadio e poi alla Carducci. In quegli anni ci sono state le vittorie di Baratto nell'atletica, il tennistavolo che è arrivato in A1 e pure la Scarpa d'oro, che portava nel mondo il nome della Vigevano sportiva. Noi vorremmo veder tornare quegli anni di passioni e aggregazione». Andrea Ballone