Un menisco quasi nuovo per ritornare a camminare
di ANNA GHEZZIUn ginocchio senza menisco è come una macchina senza ammortizzatore. E l'attrito può causare dolore, molto dolore. È questo il caso di una ragazza di 17 anni che, proprio per riuscire a tornare a camminare senza sentire male, al San Matteo ha subito un trapianto di menisco da cadavere. L'intervento, che si realizza in pochi altri centri italiani, è stato fatto e diretto da Giacomo Zanon, chirurgo della "squadra" di Franco Benazzo, direttore dell'Ortopedia, con la collaborazione dello staff medico-infermieristico della struttura ortopedica e traumatologica.È la prima volta che al San Matteo viene impiantato un menisco prelevato da un cadavere. «È uno degli interventi più complessi in Ortopedia - spiega Zanon, 46 anni, responsabile della struttura semplice di traumatologia dello sport ed "esperto di ginocchio" - serve esperienza in artroscopia, non si può improvvisare. E servono il paziente giusto e un menisco compatibile». Perché ovviamente se un paziente è alto un metro e settanta non si può impiantare il menisco di qualcuno alto 1.90 o 1.50, e per capire quali siano le misure giuste del menisco da impiantare bisogna studiare il ginocchio del ricevente con cura e approfonditamente, in particolare viene effettuata una risonanza magnetica pre-operatoria. «La ragazza operata qui da noi - spiega il direttore Benazzo- aveva subito 18 mesi prima circa, una asportazione completa del menisco laterale, eseguita in un altro centro ospedaliero, per una malformazione dell'organo definita menisco discoide». La giovane lamentava un dolore persistente, anche nel corso delle sue quotidiane attività. «L'unica possibilità di non condannare il comparto laterale all'artrosi in età giovanile - ricorda Giacomo Zanon - era inserire nuovamente l'ammortizzatore esterno, cioè un nuovo menisco. Quello che è stato impiantato è stato prelevato da cadavere dalla banca del tessuto dell'ospedale Pini». «L'intervento - continua il chirurgo ortopedico - si è svolto completamente in artroscopia. È durato circa 2 ore ed è perfettamente riuscito dal punto di vista tecnico». La paziente - che è stata dimessa ieri - verrà monitorata, con risonanze magnetiche seriate, a 6 e 12 mesi.Il primo trapianto di menisco da cadavere in Italia è stato effettuato 15 anni fa, negli Stati Uniti ne vengono effettuati quasi 4mila ogni anno ma in Italia sono ancora pochi i centri che lo effettuano. «La tecnica chirurgica - sottolinea Franco Benazzo - è mininvasiva e completamente artroscopica: non c'è bisogno, cioè, di aprire l'articolazione: tramite le più moderne tecniche di sutura meniscale è possibile posizionare correttamente e fare aderire alla capsula articolare il tessuto impiantato. Ciò minimizza il pericolo di infezione e consente la dimissione del paziente in seconda giornata, così come è avvenuto». «Non ci sono problemi di rigetto con un menisco da cadavere - spiega Zanon - in più è indicato per i pazienti giovani perché rispetto alle protesi in collagene si usura di meno e si integra di più».Ma quali sono le indicazioni che i clinici considerano per decidere di sottoporre un paziente ad un intervento del genere? «Ci deve essere stata una pregressa asportazione completa del menisco che ha avuto come esito un dolore cronico - afferma ancora Zanon - E i pazienti devono essere under 40 e con sofferenza cartilaginea moderata». Dopo 10 giorni di riposo, anche la giovane paziente sottoposta al trapianto al San Matteo, inizierà la fisioterapia per riuscire a camminare muovere il ginocchio entro 40 giorni.