Il Papa striglia la Curia «Basta con i complotti»
LONDRAIl sexgate in salsa british stronca Damian Green e lascia il governo Tory azzoppato più che mai, ma stavolta la premier prende tempo per rattopparlo. "Orfana" del suo fedelissimo numero due, Theresa May è volata a Varsavia con una bella fetta di stato maggiore del consiglio dei ministri come previsto. E secondo la Bbc potrebbe approfittare della prolungata pausa politico-parlamentare di Natale e Capodanno prima di redistribuire le cruciali incombenze da pontiere svolte finora - sulla Brexit e altro - dal vicepremier de facto. Mentre al momento si limita a minacciare "vendetta" contro chi, tra i veterani della polizia, ha fatto saltar fuori vecchi altarini. Ancora mercoledì mattina Green, coetaneo 61enne e amico di una vita, era accanto a lei alla Camera dei Comuni - come a proteggerle le spalle - col sorriso sornione da mandarino di partito stampato sul volto. Nel pomeriggio tutto è cambiato. I risultati dell'inchiesta interna imposta dal nuovo codice di condotta del governo sui casi di molestie sessuali dopo i sospetti circolati a Westmister lo hanno spazzato via. May «non ha avuto altra scelta» che estrometterlo «per aver mentito», ha confermato un ministro a lui vicino, quello della Sanità, Jeremy Hunt. Lo ha fatto con «profonda tristezza», e dopo aver cercato il modo di salvarlo per varie settimane, ma alla fine lo ha fatto: ingiungendogli il passo indietro e accogliendone a stretto giro di posta l'inevitabile lettera di dimissioni. Colpa di uno scandalo a luci rosse covato sotto la cenere per anni e alimentato in sostanza da due vicende. La più recente riguarda i messaggi con allusioni sessuali che l'attivista e pubblicista Katy Maltby accusa Green d'averle inviato nel 2015, secondo un racconto contestato dall'uomo politico, ma ritenuto ora «plausibile» nell'indagine affidata da Downing Street a una severa funzionaria esperta di questioni etiche di nome Sue Gray. L'altra si riferisce all'archivio con migliaia d'immagini porno scovato quasi per caso nel computer del suo ufficio di parlamentare dalla polizia nel 2008, mentre Green veniva indagato assieme ad altri esponenti conservatori - in veste di viceministro ombra dell'Interno al tempo dell'ultimo governo laburista - per la sospetta diffusione di documenti riservati sulla sicurezza nazionale: inchiesta che gli costò allora addirittura un breve arresto, prima d'essere archiviata dalla procura della Corona. di Mariaelena FinessiwCITTÀ DEL VATICANO«Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d'Egitto con uno spazzolino da denti». Papa Francesco cita Frederic-François-Xavier De Merode, l'arcivesco belga scomparso nel 1874, per rimproverare ai cardinali della capitale le resistenze ai cambiamenti messi in cantiere in questi ultimi quattro anni del suo pontificato. Ieri, nel tradizionale discorso alla Curia romana per gli auguri di Natale, Bergoglio è tornato ad ammonire i prelati ricordando loro la necessità di «superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti e delle piccole cerchie che in realtà rappresentano - nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni - un cancro che porta all'autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano». Ha quindi denunciato «un pericolo reale»: «Quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma, non comprendendo l'elevatezza della loro responsabilità, si lasciano corrompere dall'ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente "martiri del sistema" , del "Papa non informato" , della "vecchia guardia" , invece di recitare il mea culpa».Tagliente, Bergoglio non ha dimenticato proprio nessuno: «Accanto a queste persone - ha infatti aggiunto - ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un'opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno».Nel 2014, Francesco aveva stilato un campionario delle «malattie della Curia». Nel 2015 aveva elencato le virtù necessarie ai curiali affinché si possano realizzare le riforme in spirito di cooperazione, mentre l'anno scorso aveva ribadito che il cambiamento al quale la Curia deve adeguarsi «non è un lifting per togliere le rughe» poiché sono «le macchie» quelle che invece si devono temere.Parlando infine a braccio, Francesco ha chiesto «perdono» ai dipendenti vaticani per il precariato, comune anche Oltretevere. «Io non voglio lavoro in nero in Vaticano - ha ammonito il Papa -. Così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro. È un problema di coscienza per me», ha concluso, altrimenti «non possiamo predicare la dottrina sociale della Chiesa».Ieri è stato anche accolto, in fase di prima valutazione, il miracolo di Paolo VI che, se approvato definitivamente, servirà alla sua canonizzazione. Il prodigioso evento riguarda la nascita nel 2014 della piccola Amanda, sopravvissuta - per intercessione di Papa Montini - alcuni mesi nel grembo materno dopo la rottura della placenta. Presto dunque la Chiesa potrebbe avere un nuovo santo: voci suggeriscono che ciò potrà avvenire nell'ottobre del 2018. ©RIPRODUZIONE RISERVATA