Sì o no, l'ultima parola spetterà alla Provincia
LACCHIARELLASpetterà alla Provincia autorizzare, o negare, la realizzazione del nuovo impianto di A2A. A fare chiarezza su chi, alla fine, ha l'ultima parola sul complesso iter che può portare, o meno, all'approvazione del progetto è Stefano Vicario, avvocato specializzato nell'assistenza agli enti pubblici, e legale - nel caso specifico - del Comune di Lacchiarella. Vicario spiega quali saranno ora i passaggi successivi. «Alla conferenza di servizi partecipano il proponente (A2A, ndr) e tutte le amministrazioni competenti o comunque potenzialmente interessate al rilascio del provvedimento di Via e dei titoli abilitativi necessari alla realizzazione e all'esercizio del progetto, come Arpa, Ats. Il termine per la conclusione della conferenza di servizi è di 120 giorni decorrenti dalla data di convocazione dei lavori. La determinazione, motivata, di conclusione della conferenza di servizi, costituisce il provvedimento autorizzativo unico regionale e comprende il provvedimenti di Valutazione di impatto ambientale, titoli abilitativi rilasciati per la realizzazione del progetto». «Come si evince dalla breve sintesi della procedura, finalizzata all'eventuale rilascio del provvedimento autorizzativo unico regionale, questa coinvolge attivamente le pubbliche amministrazioni, le quali possono richiedere integrazioni documentali e presentare osservazioni, nonché tutti i soggetti portatori di un interesse legittimo, i quali hanno facoltà di presentare osservazioni. La normativa conferisce, così, ampio potere a vari soggetti pubblici e privati, i quali possono incidere sull'iter decisionale che porterà l'autorità competente al rilascio, o meno, del provvedimento autorizzativo unico regionale».«Possiamo così concludere - prosegue l'avvocato - che il proliferare di questi impianti, impattanti sotto l'aspetto ambientale e urbanistico, nel nostro territorio, è probabilmente frutto di una scarsa partecipazione dei soggetti pubblici e privati alle procedure amministrative instaurate, negli ultimi 20 anni, per il rilascio delle autorizzazioni. Questa può essere dettata sia dalla mancata conoscenza della normativa, sia dalla rilevante attrattività economica degli insediamenti , sotto l'aspetto degli oneri da incassare o dalle somme percepite per le cosiddette compensazioni ambientali. Certamente nessuno vuole vietare lo sviluppo industriale o l'insediamento di aziende indispensabili per la gestione del ciclo dei rifiuti. Quello che gli enti pubblici devono fare, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall'attuale normativa, eventualmente con il supporto di legali o tecnici esperti del settore, è mitigare le nuove aperture o imporre la riconversione degli impianti esistenti, autorizzando solo le strutture tecnologicamente avanzate idonee a garantire un impatto ambientale nullo o meglio ancora negativo, ovvero, abbattendo le emissioni prodotte dagli impianti che andranno a sostituiti».(g.s.)