«In Polonia a rischio lo stato di diritto» Ue avvia iter sanzioni

di Maria Rosa TomasellowROMAL'accusa è pesante, la decisione storica. L'Unione europea ha attivato ieri per la prima volta contro la Polonia la procedura prevista dall'articolo 7 dei Trattati per il rischio di violazione grave allo stato di diritto a causa di una controversa riforma della giustizia. Varsavia è finita nel mirino della Commissione per l'adozione di 13 provvedimenti che, secondo Bruxelles, «hanno come caratteristica comune di permettere al potere esecutivo e al potere legislativo di ingerirsi politicamente nella composizione, nella competenze, nella gestione e nel funzionamento del potere giudiziario». Mettendo a grave rischio l'indipendenza del sistema giudiziario. Con le stesse motivazioni la Polonia è stata deferita alla Corte di giustizia Ue.Le misure che hanno fatto precipitare lo stato dei rapporti risalgono a due leggi della settimana scorsa, con le quali i poteri di nomina dei membri del Consiglio della magistratura e della Corte suprema sono stati attribuiti al Presidente e al ministro Guardasigilli. «Non ci hanno lasciato scelta - ha commentato il vice presidente vicario della Commissione Frans Timmermans - Negli ultimi due anni, dal dicembre 2015, abbiamo fatto tutto ciò che era umano per cercare di trovare un dialogo, con tre raccomandazioni. Oggi ne inviamo una quarta. Questa non è una opzione "nucleare". Siamo sempre aperti al dialogo». Per far ripartire la discussione, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha invitato il premier polacco Mateusz Morawiecki a Bruxelles il 9 gennaio. La Polonia ha tre mesi di tempo per fare marcia indietro ed evitare le sanzioni (compresa la sospensione del diritto di voto in Consiglio), attuando le raccomandazioni della Commissione. Perché la procedura vada avanti, tuttavia, è necessario che la decisione sia adottata con una maggioranza di 22 Stati su 27. Ma Varsavia non arretra. Il presidente polacco Andrzej Duda ha deciso infatti di firmare due leggi che limitano i poteri della magistratura, mettendo i tribunali sotto controllo politico. Secondo il capo dello Stato infatti, si tratta di atti »migliorativi» rispetto a quelli criticati dalla Ue. «La Polonia è uno stato rispettoso dello stato di diritto come il resto dell'Unione europea - è la difesa del premier, secondo il quale la riforma «è necessaria» per assicurare efficienza al sistema. Il ministro della Giustizia ha parlato di «una mossa politica» per esercitare pressione su Varsavia. In difesa dell'alleato è scesa l'Ungheria, che con Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca fa parte del Gruppo Visegrad: «Vogliono punire gli Stati che rifiutano gli immigrati - ha detto il vice premier Zslot Semjen».©RIPRODUZIONE RISERVATA