Biometano, a Giussago il gigante da 50 milioni
di Giovanni ScarpawGIUSSAGOQuesta mattina alle 10, in Provincia, è prevista la prima conferenza di servizi per l'autorizzazione all'impianto di A2A per la produzione di biometano attraverso la lavorazione di rifiuti solidi urbani. Di fronte si troveranno Paolo Avanzi, l'ingegnere di A2A direttore dell'impianto fra Giussago e Lacchiarella, e le due sindache che l'impianto non lo vogliono: Daniela Di Cosmo e Antonella Violi. E' solo il primo round, ma già da questo si potranno capire le intenzioni della Provincia, l'ente che dovrà alla fine decidere. «Non c'è nessuna novità: tratteremo gli stessi rifiuti per cui siamo già autorizzati - precisa Avanzi -. Non sono state previste modifiche del materiale che potrà essere lavorato nel centro integrato di Cascina Maggiore. I flussi principali saranno sempre costituiti da scarti di origine urbana, utilizzando però impianti e macchinari di ultima generazione».Il nuovo progetto. Prevede 10 mila tonnellate di lavorazione di rifiuti in meno, cioè 90 mila annue rispetto ai 100 mila previsti nel primo progetto datato 2016. Cinquanta milioni è l'investimento di A2A per il nuovo centro. «L'impianto di compostaggio sarà completamente nuovo, sostitutivo dell'esistente - prosegue Avanzi - e sarà realizzato con le più moderne tecnologie ora disponibili. E' previsto interamente al chiuso, compresa la zona di scarico dei rifiuti. Ciò permetterà un attento controllo anche dei potenziali impatti odorigeni». Contestualmente, l'esistente impianto di bioessiccazione sarà ristrutturato e quello di compostaggio sarà riconvertito, la linea di raffinazione sarà ammodernata, in modo da avere un impianto unico in grado di produrre un combustibile solido secondario (Css) di elevata qualità. Il Css non sarà l'unico materiale prodotto. Ce ne saranno altri due. I materiali prodotti. L'altro è il compost. «Si tratta di un ammendante naturale in grado di fertilizzare e restituire sostanza organica ad una superficie agricola di oltre 600 ettari e, solo come riferimento, l'estensione dei comuni di Giussago e Lacchiarella è pari a 4.800 ettari - sottolinea Avanzi-. Questo prodotto va a sostituire la concimazione chimica dei campi, con evidenti benefici per l'agricoltura anche in termini economici». Infine il biometano: «Si tratta di metano che ha avuto origine dalla sostanza organica dei nostri scarti alimentari, che pertanto va a sostituire quello estratto dai giacimenti terrestri. Verrà immesso direttamente nella rete Snam e sarà sufficiente per riscaldare le abitazioni di oltre 6.000 famiglie o, in alternativa, ad alimentare una flotta di oltre 240 autobus». Impatti ambientali. Non ci saranno, giura l'ingegnere di A2A, impatti per quanto riguarda emissioni olfattive, acustiche o ambientali. «Già oggi il centro ha ridotto al minimo le negatività, anche se ci additano come la causa di tutti i problemi odorigeni. Anche l'indagine del Politecnico, pur strumentalizzata, ha dato conferma della minima influenza del nostro impianto. Le modifiche progettate, inoltre, consentiranno comunque un'ulteriore riduzione degli impatti. Il traffico indotto sarà inferiore, essendo minore l'intera potenzialità del centro. E' prevista una riduzione di quasi 10 mila tonnellate annue rispetto a prima. Le emissioni in atmosfera, compresa la componente odorigena, saranno trattate in modo da garantire il rispetto di limiti estremamente restrittivi che la più recente normativa ci impone».I nuovi impianti saranno a secco, quindi privi di scarichi di reflui di processo e di impatti su acqua e suolo. Infine, la realizzazione di strutture chiuse, compresa la zona di scarico dei rifiuti, permetterà anche una ulteriore riduzione dell'impatto acustico. A fronte dell'incremento dei quantitativi di frazione organica (Forsu): «Abbiamo ridotto in particolare la capacità di trattamento dei rifiuti pericolosi». Il no delle sindache. Le sindache, però, non sembrano ugualmente convinte del progetto. E sono pronte a dare battaglia. «Finora abbiamo incontrato una certa diffidenza - ammette Avanzi - ma confidiamo che si possa condividere un percorso comune. E' evidente, del resto, come siano stati previsti interventi che sposano perfettamente i principi cardine dell'economia circolare, che vedono come elemento principale il recupero di materia dai rifiuti». A2A, confessa Avanzi, conta molto questa richiesta di ampliamento del centro integrato: «Attualmente gli impianti presenti nel centro non generano utili, e vedranno anche il corrente anno chiudere in negativo. Ci siamo trovati obbligati a effettuare scelte: o chiudere le attività, o investire per ammodernare i processi e ripristinare le condizioni economiche minime in grado di rendere sostenibili le nostre attività».