«No al Pantheon, il giudizio non cambia»

ROMA È «assolutamente legittimo» che la salma di Vittorio Emanuele III sia tornata in Italia, ma è «fuori luogo la pretesa di alcuni discendenti di dargli sepoltura al Pantheon», che è «un luogo della memoria nazionale». Lo storico Gianni Oliva entra così nel merito delle polemiche legate al rientro delle spoglie del re da Alessandria d'Egitto a Vicoforte. «Credo che il fatto che la salma sia tornata sia assolutamente legittimo», spiega Oliva, storico del Novecento, che alle vicende della dinastia sabauda ha dedicato "I Savoia" (1998) e "Duchi d'Aosta" (2003). «Del resto anche Mussolini è sepolto a Predappio. Non siamo mica ai tempi dell'Antigone di Sofocle, quando i cadaveri venivano lasciati ai corvi. E ho molto apprezzato il fatto che, credo per decisione di Maria Gabriella di Savoia, la salma sia tornata in modo privato, senza clamore». Diverso è il discorso sulla collocazione delle spoglie: «Seppellire il re al Pantheon - sottolinea lo storico - è una richiesta fuori dalla storia. Il Pantheon è il tempio dell'Italia liberale, post risorgimentale, nata nel 1861: è esattamente ciò che Vittorio Emanuele III ha fatto finire dal 1922 chiamando al potere Mussolini. Se c'è una persona che meriterebbe di essere seppellita lì, è Camillo Benso conte di Cavour, che ha fatto l'Italia tanto quanto Vittorio Emanuele II. E poi trasformare un personaggio in monumento è un concetto figlio della contemporaneità. Qui si parla di vicende di 70 anni fa, per i giovani Vittorio Emanuele I, II o III sono quasi la stessa cosa, non avrebbe senso un recupero della memoria a posteriori». E soprattutto, insiste Oliva, «il giudizio storico non cambia»: non bisogna dimenticare che «Vittorio Emanuele III ha firmato le leggi razziali, ha avuto responsabilità politiche importanti, gravi, per quello che hanno significato per l'Italia. Lo Statuto Albertino ha concesso la libertà di culto a tutte le religioni, Vittorio Emanuele III ha firmato le leggi del'38, metterlo al Pantheon sarebbe una contraddizione in termini». E ancora, «ogni monumento è figlio della sua epoca: i monumenti sono difficili da togliere, perché a farlo sono le rivoluzioni, figuriamoci rimetterli a 70 anni di distanza». Il santuario di Vicoforte, ricorda lo storico, «fu fatto costruire da Carlo Emanuele I all'inizio del '600, dopo che la capitale del regno era stata trasferita da Chambery a Torino. Fu il primo mausoleo di famiglia. Quando nel 1713 Torino diventò capitale del regno di Sardegna, Amedeo II fece costruire il sacrario di famiglia a Superga. Anche se poi, quando morì il re Vittorio Emanuele II, fu sepolto al Pantheon, dopo un dibattito pubblico: i Savoia pensavano a Superga, fu Depretis a imporre il monumento romano, convinto che il primo re d'Italia dovesse trovare sepoltura nella capitale e non nella città di origine. Seppellire Vittorio Emanuele III al Pantheon - conclude - sarebbe rivedere tutto quello che si è detto, scritto, pensato, vissuto sull'Italia fascista, sulle seconda guerra mondiale e sulle leggi razziali».