L'esperto: «Politica seria per i vaccini e meno antibiotici»
La battaglia contro la resistenza antimicrobica si combatte con azioni mirate e coordinante «altrimenti ci ritroviamo a rincorrere. Come quel difensore a cui è scappato l'attaccante, talmente in velocità che ormai non basterebbe nemmeno uno sgambetto per fermarlo». Il professor Francesco Menichetti, docente di Malattie infettive all'università di Pisa, direttore della stessa unità all'ospedale di Cisanello e presidente del Gisa (Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica) conosce bene i rischi che deriverebbero dal trascurare un allarme diventato minaccia globale: «Potremmo arrivare alla previsione che abbiamo letto tutti, a 10 milioni di vittime all'anno entro il 2050».Dottore, i batteri potrebbero davvero diventare il cancro del futuro?«Grazie alla scoperta della penicillina sono state salvate moltissime vite. Però, i batteri seppur semplici sono forme di vita e, come ci ha insegnato Darwin, mutano. Evolvono per resistere al veleno che li uccide. Ecco, noi dobbiamo essere più veloci per evitare il loro adattamento».Oltre alla naturale evoluzione la resistenza agli antibiotici è conseguenza di pratiche scorrette...«La principale causa dell'antibiotico-resistenza è l'uso non appropriato dei medicinali. Se non ci vogliamo trovare nei guai c'è poco da fare: dobbiamo limitare l'utilizzo degli antibiotici. Come è prescritto recente Piano sanitario nazionale di contrasto all'antibiotico resistenza».Come possiamo riuscirci?«Per prima cosa con una politica vaccinale seria, coprendo gli adulti, i malati cronici, chi ha contratto l'Hiv ed altre categorie a rischio. In questo modo si prevengono le infezioni e l'utilizzo degli antibiotici. In seconda battuta dobbiamo, invece, utilizzare i farmaci quando servono davvero. In che modo? Con una diagnostica precisa e puntuale. Dobbiamo capire subito la natura di una febbre, serve un approccio moderno, soprattutto in ospedale. Un grande contributo può arrivare se i laboratori effettuassero una vasta gamma di analisi, se lavorassero 24 ore su 24 nell'arco dell'intera settimana».Le infezioni più serie si contraggono proprio in ospedale.«La pressione selettiva degli antibiotici induce resistenza soprattutto in ospedale. Ci dobbiamo sforzare perché un microbo da un paziente non passi a quello vicino. Il controllo dell'infezione è un elemento decisivo. Mi spiego: in Europa siamo agli ultimi posti per il massiccio utilizzo di farmaci insieme con la Francia ma la Francia non ha identici livelli di antibiotico-resistenza. Qualcosa non funziona». Come si torna indietro?«Con azioni congiunte. Ognuno deve fare la sua parte: il 90% degli antibiotici viene prescritto in ambulatorio, quindi serve un approccio responsabile da parte di pediatri e medici di base. Il fai-da-te è pericolosissimo: basta con i medicinali nell'armadietto presi a caso. Le istituzioni, invece, devono vigilare e fare in modo che le case farmaceutiche tornino a investire sulla ricerca antibiotica».Parte del problema viene dagli allevamenti.«Il controllo degli antibiotici in campo veterinario è fondamentale. Vengono utilizzati non solo per prevenire le infezioni ma anche per far crescere rapidamente gli animali. Se in Europa e negli Usa i controlli sono serrati, in grandi paesi come la Cina le maglie sono più larghe ed è dimostrato che la resistenza si passa anche nello scambio tra uomo e animale». Rino Bucci©RIPRODUZIONE RISERVATA