nel decennale della Thyssen

COSENZA Poteva essere una strage, ma fortunatamente si è risolto con lievi escoriazioni e attacchi di panico e di ansia per 11 persone ed il malore del macchinista, l'incidente che ieri ha visto coinvolto un treno regionale in Calabria. Il convoglio 3472 è deragliato all'interno della galleria Santomarco, sulla tratta Cosenza-Paola, con a bordo un centinaio di passeggeri, ma non si è piegato di lato. Una circostanza che sicuramente ha reso meno grave il bilancio. L'incidente ha provocato l'interruzione della linea con inevitabili disagi per i viaggiatori, nonostante il servizio sostitutivo di bus attivato da Trenitalia. Il treno, partito da Cosenza alle 9.37, è deragliato attorno alle 10, mentre si trovava a tre chilometri dall'uscita della galleria, a sette da Paola, stazione d'arrivo. Immediatamente sono scattate le procedure di emergenze. Il 118 ha attivato le ambulanze e allertato l'eliambulanza. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, polizia, carabinieri, Protezione civile, tecnici di Rfi e anche il questore di Cosenza, Giancarlo Conticchio. I soccorritori hanno trovato viaggiatori spaventati dall'essersi trovati improvvisamente al buio in una galleria dopo avere avvertito gli scossoni provocati dall'uscita del treno dai binari, ma sostanzialmente in buone condizioni. Prima una fiammata improvvisa, poi il getto incandescente di vapore che li investe. È così che due manutentori sono rimasti ustionati in modo grave a Torino. L'incidente alla Vaber (foto), storica azienda di prodotti chimici, nel giorno in cui la città ricorda il decennale della Thyssen e i sette operai morti nell'incendio divampato la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Una tragedia «che non ha insegnato nulla», sostengono i sindacati nonostante l'azienda ricordi che «la sicurezza dei lavoratori è uno dei principi cardine della sua produzione». Sono da poco passate le 11 quando, nel reparto di miscelazione delle vernici, qualcosa è andato storto e dal boccaporto di un macchinario in prova si è sviluppata la fiammata che ha travolto il responsabile dello stabilimento e il tecnico della ditta costruttrice dell'impianto. Giandomenico Olpeni, 61 anni, da pochi mesi in pensione ma ancora attivo nell'azienda, finisce al Maria Vittoria, in Rianimazione, con ustioni al volto e alle vie aeree. Giuseppe Gerosa, 76enne di Milano, consulente esterno della ditta che ha fornito il macchinario, viene invece ricoverato al Cto, col 10% di ustioni sul volto. Entrambi in prognosi riservata, non sarebbero in pericolo di vita. Se l'è invece cavata soltanto con un grande spavento un terzo operaio, che si trovava in una posizione più arretrata. Sono intervenuti i vigili del fuoco, con la polizia e i tecnici dello Spresal. Le fiamme, spente con gli estintori dagli operatori dell'azienda, non hanno causato danni alle strutture né esplosioni che sembrava in un primo momento. La procura vuol vederci chiaro e capire, attraverso gli accertamenti disposti dal pm Alessandro Aghemo, cos'è successo.ROMA Tentato omicidio della figlia di tre anni. È questa l'accusa mossa dalla procura di Roma che ha disposto il giudizio immediato per Marina Addati, la donna di 29 anni di Napoli che nel dicembre dello scorso anno tentò per due volte di «avvelenare» la bambina somministrandogli droghe e sedativi con il biberon. Una duplice azione omicida avvenuta mentre la piccola era ricoverata per accertamenti nell'ospedale pediatrico "Bambino Gesù" di Roma. Solo l'immediato intervento dei medici evitò il peggio. Una vicenda che presenta molti aspetti inquietanti: la donna, secondo quanto è stato accertato dai pubblici ministeri di piazzale Clodio, aveva in passato tentato di «avvelenare» anche la sua figlia più piccola usando le stesse modalità quando era ricoverata all'ospedale Santo Bono di Napoli. Per Marina Addati l'udienza del processo è stata fissata al prossimo 10 gennaio davanti ai giudici della quinta sezione penale. Alla luce di questa vicenda il tribunale per i Minori di Napoli ha chiesto ed ottenuto la sospensione «dell'esercizio della responsabilità genitoriale» nei confronti della donna e del marito fondandosi sul fatto che la donna, «in assenza di alcuna prescrizione medica, ha somministrato nel tempo alle due figlie farmaci neurolettici e antiepilettici nella negligente omissione di controllo da parte del padre». Ai due è stato anche vietato di avvicinarsi alla bambina ricoverata e alle due sorelline più piccole. Le due bambine sono state assegnate ai servizi sociali. Il primo tentativo di avvelenamento risale al 4 dicembre dello scorso anno. La piccola venne colta da una violenta crisi convulsiva con conseguente arresto cardiaco per circa trenta secondi. «L'esame tossicologico - è scritto nel capo di imputazione - ha dato riscontro di positività alla presenza di benzodiazepine ed altro farmaco di effetto sedativo». Pochi giorni dopo, il 18 dicembre, la bambina ha avuto un altro episodio simile, al punto che è stato necessario rianimarla. Le analisi hanno confermato anche in questo caso la presenza di benzodiazepine «pur in assenza di terapie farmacologiche in atto». Le indagini, grazie anche ad una serie di intercettazioni telefoniche, hanno portato ad individuare le responsabilità nella madre che avrebbe utilizzato un biberon per somministrare le sostanze. Per i magistrati di piazzale Clodio la donna potrebbe essere affetta da «qualche sindrome di natura psichiatrica - come è scritto nel capo di imputazione - Si ipotizza una sindrome di Munchausen, conosciuta anche come sindrome di Polle, disturbo che affligge i genitori, perlopiù madri, spingendoli ad arrecare un danno fisico al figlio per farlo credere malato così da attirare l'attenzione su di sè». Secondo un'ipotesi degli inquirenti, essendo in crisi il matrimonio, in questo modo la donna contava di mantenere il rapporto col compagno.