VERSO IL 2018
Non deve trarci in inganno il fatto che tra le scuderie, i tecnici e i piloti di punta il mercato non abbia causato sconquassi. La prossima stagione di Formula 1 (con il via il 25 marzo da Melbourne e la conclusione, otto mesi dopo, il 25 novembre, ad Abu Dhabi) sarà comunque da tenere attentamente monitorata. Perché segnerà una sorta di spartiacque tra la gestione che per decenni ha visto in cabina di regia Bernie Ecclestone e quella che ora ha a capo del circus-business gli americani di Liberty Media, con il nuovo boss Chase Carey. Nel corso del 2018, infatti, quella che fino a oggi è stata la massima espressione dello sport automobilistico dovrà giocoforza decidere quale direzione prendere per andare verso il futuro.Lo scenario tracciato dai nuovi "padroni" del maxi e dorato giocattolo è abbastanza chiaro, ma dall'averlo ipotizzato alla sua concretizzazione il passo è lungo. Di acque sotto i ponti ne dovranno passare, e parecchio agitate. Anche perché la stessa Liberty Media si sta già scontrando con le resistenze di Mercedes e Ferrari. Soprattutto di quest'ultima, che ha alzato le barricate di fronte all'idea di "studiare" una Formula 1 maggiormente livellata e con un più alto grado di competitività tra i team, un risultato a cui è possibile arrivare solamente abbassando d'autorità i costi di sviluppo e di ricerca sia nel settore dell'aerodinamica che in quello della motorizzazione. Sono già due volte che, pubblicamente, il patron della Ferrari Sergio Marchionne si lascia rapire dagli sfoghi e va su tutte le furie. L'ultima volta, da abile stratega, si è comportato così pochi giorni fa in occasione della presentazione della nuova Sauber, che ha contrassegnato il ritorno ai massimi livelli del marchio Alfa Romeo. Ha approfittato della presenza di Carey in prima fila per ribadire il concetto: «La Formula 1 - ha detto - deve restare il punto più alto della ricerca tecnologica. Se non ci verrà data questa garanzia, potremmo valutare l'idea di abbandonare».Liberty Media deve quindi riflettere bene. Su due fronti: su una Formula 1 senza Ferrari (decisamente impensabile e improponibile) e su una Formula 1 equiparata a una seconda Nascar, con vetture forzatamente standardizzate a colpi di regolamento. Non è il caso di perdere fascino e "appeal". Proprio ora che dietro l'angolo si affaccia con un corposo bagaglio di suggestioni e di soldi la Formula E, che nei prossimi mesi si esibirà in teatri del calibro di San Paolo, Zurigo (le corse tornano in Svizzera dopo anni di divieti rigidissimi) e Roma (il 14 aprile).Alejandro Agag, l'uomo d'affari madrileno di 47 anni, genero dell'ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, era stato dato per spacciato da Ecclestone, ma ora è al timone di un giro d'affari che sta salendo vorticosamente di giorno in giorno e che sta attraendo sponsor e grandi marchi intenzionati a premere sull'acceleratore "elettrico". Lui dice di essere solamente complementare alla Formula 1, ma l'impressione è che Liberty Media debba fare i conti con un vero e proprio concorrente. @crimarcacci©RIPRODUZIONE RISERVATA