È lomellina la mamma cacciata dall'Ikea

di Sandro BarberiswPARONAÈ una mamma lomellina, che vive a Parona da poche settimane (dopo aver vissuto a lungo alla frazione Molino del Conte di Cassolnovo), la 39enne licenziata dal colosso dei mobili Ikea. Marica Ricutti avrebbe dovuto cambiare mansione, ma non poteva arrivare al lavoro alle 7 di mattina a Corsico come chiesto dai datori di lavoro. Questo perché devo portare uno dei due figli, entrambi minorenni, a ricevere cure continue in una struttura sanitaria. Insomma per Marica era impossibile coniugare i due impegni, per questo ha chiesto flessibilità ai datori di lavoro. La 39enne lomellina era dipendente Ikea da 17 anni, gode delle tutele dell'articolo 18 ed aveva cambiato diverse mansioni nel corso degli anni. Una vicenda iniziata ai primi di ottobre, quando Ikea ha comunicato la volontà di cambiarle mansione. Poi, nei giorni scorsi, ha trovato una raccomandata nella buca delle lettere di casa. Era una lettera di licenziamento in tronco per il venir meno del rapporto fiduciario di lavoro. Ieri Marica è stata tutto il giorno a Milano, alla camera del lavoro. La cercano da tutta Italia per comparire in televisione, ma è stanca e provata da questa vicenda. Ha preferito non parlare al pubblico, lo farà (forse) in questi giorni. «Mai un richiamo dall'azienda in questi 17 anni, mai un avvertimento verbale, è solo arrivata quella freddissima lettera con ricevuta di ritorno che comunicava il licenziamento - racconta la madre della 39enne, Ivana Leccioli ex dipendente del Comune di Vigevano -. Mia figlia ovviamente è distrutta nell'animo e sta risentendo anche fisicamente di questa vicenda. Ieri, prima di andare a Milano per le pratiche sindacali, è stata da un medico neurologo perchè ha attacchi di panico ed ansia, trema: aveva solo quel lavoro, se lo teneva stretto e le piaceva svolgerlo. Ora è una donna di 39 anni separata con due figli di cui uno che necessita di ricevere cure praticamente tutti i giorni». Alla 39enne e alla sua famiglia stanno arrivando messaggi di solidarietà di tutta Italia: «Ci fanno un grande piacere - dice la madre -. La gente ci è vicina in questa vicenda che ritengo allucinante. Non capiamo veramente come una multinazionale che vuole aprire nuovi punti vendita in Italia e fattura milioni producendo ogni anno utili da capogiro come Ikea, non conceda flessibilità negli orari ad una dipendente che ha sempre fatto il suo dovere. E che non sia una fannullona lo dimostra anche il fatto che 150 colleghi hanno incrociato le braccia per due ore per dimostrale solidarietà. Anche questo ci ha fatto piacere. Tra l'altro mia figlia per andare a lavorare ogni giorno percorreva 80 chilometri, per uno stipendio mensile che di certo non è da favola». (ha collaborato A.Ballone)