Migranti, progetti sociali al via

STRADELLARiparazioni di sartoria "sociali", collaborazione nell'allestimento delle feste, volontariato a favore della collettività. Sono solo alcune delle azioni previste dal progetto "Reciprocamente" volto a favorire l'integrazione degli ospiti del centro migranti di via Emilia. Ieri mattina, in municipio, è stato firmato il protocollo di intesa tra Comune, Croce rossa e Laboratorio permanente per il dialogo tra le culture. Le attività saranno finanziate con una parte (6500 euro) del contributo che la Prefettura ha assegnato al Comune per l'accoglienza dei richiedenti asilo. «Si tratta di un'ulteriore spinta all'integrazione, che già si realizza da due anni, grazie alla collaborazione con Cri, Laboratorio e le associazioni di volontariato - ha sottolineato l'assessore al Welfare, Alessandra Mossi -. Il progetto, oltre a dare un'opportunità nuova ai migranti, offre un grande aiuto alla comunità». Nel progetto sono inserite attività già in corso ed altre nuove: vengono confermati il laboratorio di alfabetizzazione, il laboratorio di informatica, incentrato soprattutto sull'utilizzo dello smartphone e sulla stesura del curriculum, il laboratorio di sartoria, che, però, oltre al confezionamento di capi di abbigliamento con materiali di recupero, prevede uno spazio dedicato alle "riparazioni sociali", in favore di utenti seguiti dai servizi sociali e dalla Caritas oppure ospiti della casa di riposo. Le altre attività riguardano il gioco del calcio al campo di San Zeno, in collaborazione con l'Apos, il laboratorio teatrale, i lavori di pubblica utilità (Giornata ecologica), la collaborazione con la Pro loco. «Credo che per tutti noi sia un vanto poter portare avanti questo percorso» ha sottolineato Irene Buffagni, presidente del laboratorio. Attualmente sono 90 i migranti ospiti del centro: «L'hub sta funzionando e, grazie al calo degli sbarchi, la Prefettura è riuscita a smistare i migranti in altre strutture - ha spiegato Gian Luca Vicini, responsabile del centro -. Questo progetto ci permette di valorizzare i ragazzi, che vogliono impegnarsi e integrarsi con la comunità». (o.m.)