Corsi da 1.500 euro, dieci ricorsi

di Donatella ZorzettowPAVIAAppena usciti dalle scuole tecniche, neo diplomati e speranzosi di potersi costruire un futuro professionale appagante. In cento sono stati contattati telefonicamente da una ditta che ha parlato loro di possibilità occupazionali. E in molti ci sono andati, scoprendo però che in realtà di trattava di contratti da firmare per corsi CAD (disegno tecnico) a pagamento. Ad oggi sono una decina 18enni che hanno firmato vedendosi addebitare 1.200-1.500 euro per il corso. E che si sono rivolti a Federconsumatori Pavia per recedere dal contratto perchè, arrivati a casa con quel conto da pagare, hanno fatto trasalire le rispettive famiglie. L'associazione presieduta da Cristiano Maccabruni, attraverso i propri legali, ha avviato le azioni di recesso. «La prassi di contattare telefonicamente i ragazzi appena diplomati per proporre loro occasioni di lavoro sta creando problemi a decine di famiglie - spiega Maccabruni -. Anche perchè le convocazioni vengono fatte nella sede di Confindustria, cosa che fa ritenere la proposta più affidabile». «In realtà si tratta di corsi a pagamento, e anche molto salati - prosegue Maccabruni -. A proporli è un'azienda di Padova. I numeri di telefono dei ragazzi vengono forniti direttamente dalle scuole. Abbiamo trattato diversi casi di studenti neodiplomati dell'Itis "Cardano" di Pavia: i ragazzi hanno ricevuto la telefonata dall'azienda che ha spiegato loro di occuparsi della ricerca di personale, fornendo un'occasione per entrare nel mondo del lavoro attraverso colloqui da tenersi a Pavia nella sede di Confindustria». Ma, una volta sul posto, i 18enni speranzosi si sono trovati di fronte a moduli da compilare per corsi CAD che, così come sono stati presentati dagli operatori, risulterebbero indispensabili per ottenere un'occupazione nel campo tecnico prescelto. A quei colloqui sarebbero stati invitati almeno cento studenti di Pavia, e diversi hanno firmato: una decina di loro, una volta arrivati a casa, si sono resi conto di aver siglato un contratto oneroso, di essersi impegnati a pagare fino a 1.500 euro per corsi senza sbocco sicuro. Cosa che alle loro famiglie non è piaciuta affatto. Per questo si sono rivolti a Federconsumatori.«Abbiamo chiesto ai presidi per quale motivo avessero fornito i contatti dei ragazzi alle aziende, e ci hanno risposto che vi sono tenuti per legge - conclude Maccabruni -. In ogni caso abbiamo scritto loro per avvisarli di ciò che quei contatti hanno prodotto».