Il magistrato Roberti «Terrorismo e mafia hanno legami stretti»
PAVIAPer oltre 40 anni è stato in prima fila contro la criminalità organizzata e il terrorismo, arrivando a guidare la Procura nazionale antimafia. E ora Franco Roberti sta per ritirarsi «con la consapevolezza di aver servito fino in fondo la giustizia». Il magistrato napoletano, che tra pochi giorni compirà 70 anni e che da quattro è al comando del più importante organo dello Stato per la lotta alla mafia, sarà a Pavia questa sera: Roberti parteciperà a un incontro al collegio universitario Santa Caterina (inizio ore 21, ingresso libero). Dottor Roberti, quello di stasera potrebbe essere uno dei suoi ultimi dibattiti da magistrato in servizio: come si sente ora che sta per togliere la toga?«Il 16 novembre si concluderà tutta la mia carriera, non solo il mandato come Procuratore nazionale antimafia: andrò in pensione dopo 42 anni di grande impegno personale e professionale, del quale sono orgoglioso. Credo di aver dato molto e che il saldo sia positivo.Com'è stato guidare la Procura nazionale antimafia?Motivo di grande soddisfazione è stato che durante il mio mandato siano stati attribuiti alla Procura anche i poteri in materia di antiterrorismo. Il fatto di poter contemporaneamente coordinare le indagini in questi due ambiti è una cosa a cui ho sempre tenuto.Di che tipo sono i legami tra mafia e terrorismo?Sono molto stretti. Da sempre il terrorismo si autofinanzia con attività criminali tipiche della mafia, ma oggi con lo Stato islamico tutte queste attività sono state esaltate. È molto importante, dunque, poter coordinare le attività di contrasto alla mafia e al terrorismo. Perché altri Paesi sono stati colpiti dal terrorismo e l'Italia no, almeno fino ad oggi? Finora la prevenzione, che nel terrorismo è fondamentale, ha funzionato bene nel nostro Paese anche grazie a un apparato di intelligence molto efficace e all'attività di alto livello delle forze dell'ordine. Abbiamo anche una cultura del coordinamento e dello scambio di informazioni che forse in altri Paesi sono meno presenti.Qual è oggi il fenomeno più preoccupante per quanto riguarda il terrorismo? Quello dei soggetti radicalizzati che appartengono alle seconde e terze generazioni di musulmani, un fenomeno che per fortuna in Italia è numericamente ridotto. In altri Paesi, inoltre, c'è una realtà molto più consistente di foreign fighters di ritorno dai campi di combattimento in Siria e in Iraq.E la mafia? Come si è evoluta in questi anni? Sfruttando tutte le possibilità della globalizzazione, con movimenti finanziari e di persone per arrivare a colonizzare anche le regioni del Nord e gli altri Paesi, anche molto lontani come l'Australia e il Canada. Anche lì la criminalità organizzata sviluppa i suoi affari illeciti avvalendosi sia della corruzione che dell'intimidazione.Ha mai avuto paura in questi anni di inchieste pericolose?La paura è un sentimento umanissimo: non avere paura significa essere incoscienti. Ma avere coraggio significa non farsi condizionare dalla paura, che molto spesso dipende anche da un'informazione distorta o mancante: con la conoscenza dei fenomeni e con la consapevolezza di svolgere un servizio utile si può superare ogni momento di preoccupazione. Per questo, secondo me, la verità è il contrario della paura».Gabriele Conta