Puigdemont si consegna a giustizia belga

Come promesso, Carles Puigdemont (in foto) e i suoi ex ministri catalani hanno iniziato a collaborare con la giustizia belga, e ieri di primo mattino si sono consegnati alla polizia giudiziaria di Bruxelles, che li ha messi al corrente del mandato d'arresto europeo spiccato dalla Spagna nei loro confronti. Ora è tutto nelle mani del giudice istruttore nominato dalla procura: a lui il delicato compito, sotto i riflettori di tutta Europa, di decidere se procedere con il mandato di arresto. E nel caso decidesse di farlo di scegliere se far scattare le manette o concedere la libertà condizionata, magari su cauzione, in attesa che si pronunci anche il Tribunale di primo grado come prevede la procedura. Intanto, gli "esuli" catalani tornano a incassare il sostegno di una parte rilevante del Belgio, cioè i separatisti fiamminghi: il ministro dell'Interno Jean Jambon, nazionalista fiammingo, sollecita gli altri Stati europei e le istituzioni comunitarie a monitorare la situazione dei diritti in Spagna. Gli avvocati di Puigdemont e gli altri erano in contatto da giorni con le autorità giudiziarie belghe. E a dimostrazione della volontà dei loro assistiti di collaborare, avevano concordato tutti insieme un appuntamento al commissariato della polizia federale per ieri mattina. «E hanno rispettato l'appuntamento», ha detto il portavoce della procura, Gilles Dejemeppe. I cinque sono stati poi accompagnati nella sede della procura di Bruxelles, per essere interrogati, uno alla volta alla presenza del loro legale, dal giudice istruttore. Il magistrato, nominato dalla procura di Bruxelles, deve prendere una decisione entro le 9.17 di stamattina, perché gli accusati possono restare in stato di fermo solo per 24 ore. SALERNO Qui la chiamano nave del dolore, quella da cui vengono trasferite a terra le salme di 26 donne, recuperate in mare due giorni fa dopo il naufragio di un gommone. Tutte incredibilmente giovani, si stima tra i 14 e i 18 anni, probabilmente nigeriane. Il porto di Salerno ospita l'ennesimo sbarco di migranti, ma accanto ai 375 profughi di varie nazionalità la nave militare spagnola Cantabria trasporta anche i resti di una strage di ragazze che il prefetto della città campana, Salvatore Malfi, definisce «una tragedia per l'umanità». Salgono a 37 i cadaveri di migranti trasferiti tra sabato e domenica in Italia a bordo delle navi schierate per il contrasto agli scafisti: 1.900 le persone tratte in salvo. I dati del Viminale indicano un calo del 30% degli sbarchi quest'anno rispetto al 2016, ma negli ultimi giorni sembra esserci una ripresa dei flussi. Proprio le partenze dalla Libia, dopo il drastico calo seguito agli accordi stretti lo scorso luglio con le autorità dei principali porti usati dagli scafisti, fanno suonare un campanello d'allarme e innescano la polemica a distanza tra Laura Boldrini, presidente della Camera, e il ministro degli Interni Marco Minniti. Quest'ultimo ribadisce: «L'accoglienza ha un limite, perciò abbiamo lavorato sul governo dei flussi che nell'ultimo anno sono diminuiti del 30,13%. La strategia che abbiamo messo in campo è esattamente il contrario dell'emergenza. Sull'emergenza, valutazione di carattere politico, cresce il populismo». Ma Boldrini attacca: «È illusorio o cinico pensare che l'Europa possa risolvere il problema degli sbarchi delegandone la soluzione ai paesi nordafricani. Il flusso non si arresterà fin quando il problema non sarà risolto all'origine, creando condizioni di vita dignitose e sicure nei paesi dai quali si continua a fuggire». Intanto la procura di Salerno avvia degli accertamenti: il pm Luca Masini dispone l'esame esterno dei corpi delle vittime e test per verificare se abbiano subito violenza sessuale. Il tutto a partire da domani, visto che le condizioni dei cadaveri - tenuti in celle frigorifere a bordo della nave spagnola - non hanno permesso oggi nessun rilievo. Il professor Antonello Crisci, perito della procura, valuterà poi se eseguire o meno le autopsie, anche sulla base di ciò che racconteranno i superstiti del naufragio. Colpisce il fatto che le vittime siano tutte donne: al momento l'ipotesi prevalente è quella dell'annegamento («Il barcone è affondato e le donne purtroppo potrebbero aver avuto la peggio, in quanto soggetti più deboli», dice Malfi) ma gli inquirenti non vogliono lasciare zone d'ombra. Su cinque dei migranti sbarcati sono in corso indagini più approfondite.