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TORINO «Ho piena fiducia nella magistratura, che sta svolgendo il suo lavoro. Sappiamo che i torinesi vogliono la verità come è giusto che sia. Quanto a me, se dovessi ricevere un avviso di garanzia sarà mia cura comunicarlo subito a tutti». Chiara Appendino si dice «assolutamente serena» rispetto alle notizie che parlano di svolte clamorose nell'inchiesta giudiziaria sui fatti di piazza San Carlo.Il numero degli indagati è cresciuto e si rincorrono le voci di inviti a comparire in procura o di chiusura delle indagini preliminari con conseguente rischio di processo per una ventina di persone. Il nome della sindaca di Torino è già iscritto da tempo nel registro degli indagati per effetto di una delle centinaia di denunce piovute a Palazzo di Giustizia dopo il caos del 3 giugno, quando la piazza dove si proiettava la finale di Champions League si trasformò in una bolgia infernale che produsse oltre 1.500 feriti e costò la vita a una giovane donna di Domodossola. I pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo, insieme al procuratore capo Armando Spataro, hanno lavorato al caso quasi a tempo pieno nel più assoluto riserbo. Sono stati ascoltati duecento testimoni. Non si è trattato solo di capire perché la folla, all'improvviso, fu presa dal panico. I magistrati hanno voluto individuare cosa è andato storto nell'organizzazione e nella gestione della serata. Tutti gli enti che hanno avuto un ruolo, dalla questura al Comune, sono stati investiti dagli accertamenti, e le intere catene di comando degli uffici coinvolti, a partire dai vertici, sono finite nel mirino. Si procede per lesioni e omicidio colposo e si ipotizza, in punta di diritto, la «cooperazione» involontaria fra i vari soggetti. Un mix di lacune e omissioni che hanno contribuito a provocare il disastro. Un cittadino torinese, travolto e schiacciato dalla folla, ha denunciato l'assenza «di qualcuno in grado di gestire l'emergenza», o che almeno «indicasse le vie di fuga». E anche la presenza di «pesanti transenne intorno a tutta la piazza» che non solo impedivano alla gente di allontanarsi, ma ostacolavano i soccorsi. Le poche riunioni preparatorie, la fretta dell'allestimento, i controlli inesistenti sui venditori abusivi di alcolici, la marea umana accalcata davanti all'unico maxischermo, la mancata pulizia di una piazza su cui si depositò un tappeto di taglienti bottiglie di vetro rotte: tutto questo è stato sottoposto a verifica dagli investigatori.