Sarzana, l'architetto si sarebbe suicidato
Non è stato un omicidio: a spararsi in bocca sarebbe stato lo stesso Giuseppe Stefano Di Negro (foto), l'architetto spezzino di 50 anni trovato morto sabato a Sarzana (La Spezia). Dopo la svolta arrivata dall'autopsia è stata ritrovata anche l'arma utilizzata, una calibro 38 del padre di Di Negro, che in un primo momento era sparita. Particolare per cui in un primo momento gli investigatori avevano imboccato la pista dell'omicidio. La pistola sarebbe stata "trattenuta" dai due ragazzi che avevano ritrovato agonizzante Di Negro. Arma che è stata poi riconsegnata alla polizia dopo un lungo interrogatorio. L'architetto sabato sera è passato a casa dei genitori, ufficialmente per cercare delle carte, ha invece preso la pistola. ROMAAdesivi con l'immagine di Anna Frank, la ragazzina ebrea simbolo della Shoah, con addosso la maglia giallorossa della Roma sono stati lasciati dagli ultrà laziali domenica scorsa sugli spalti dello stadio Olimpico. Ospiti per una domenica nella curva sud, settore storicamente legato ai romanisti, gli ultrà laziali (con la curva Nord già squalificata per i cori razzisti contro il Sassuolo) hanno voluto lanciare agli avversari una provocazione dai toni antisemiti. Una vicenda che ha suscitato una forte indignazione e non solo nel mondo del calcio e dello sport. È accaduto alla fine della partita Lazio-Cagliari, quando gli steward hanno trovato gli adesivi sparsi tra gli spalti.La società biancoceleste ha condannato quanto accaduto domenica sottolineando che si tratta di «pochi sconsiderati». Ieri il responsabile della comunicazione del club, Arturo Diaconale, ha annunciato che «una delegazione della Lazio, della quale farà parte anche il presidente Claudio Lotito, porterà oggi una corona di fiori alla sinagoga di Roma per ricordare le vittime dell'antisemitismo». Intanto, però, la vicenda diventa un "caso" non solo sportivo.Per la verità, non si tratta di una novità sul fronte del razzismo negli stadi. Gli adesivi con l'immagine di Anna Frank in maglia giallorossa erano già comparsi nel 2013 attaccati su muri del rione romano Monti, accompagnati dalla scritta "romanisti ebrei". Le reazioni sono indignate su ogni fronte, dal sindaco Virginia Raggi («Questo non è calcio, questo non è sport») al presidente della Regione Nicola Zingaretti che, ironia della sorte, si trovava in visita al campo di sterminio di Treblinka, con 120 professori. Il ministro dello Sport Luca Lotti parla di «fatto gravissimo» ma si dice certo che «i colpevoli saranno presto individuati e condannati». Di necessità di repressione parla il deputato Pd Walter Verini, della commissione Giustizia della Camera, mentre l'intervento «delle autorità» è auspicato dall'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) e da quella romana, tramite le rispettive presidenti Noemi Di Segni e Ruth Dureghello. Quest'ultima si augura anche che, una volta per tutte, l'antisemitismo rimanga fuori dagli stadi. Magari per far cessare a Roma, la triste saga cominciata in un derby del 1998 quando gli ultrà laziali esposero uno striscione con riferimenti ad Auschwitz e i forni crematori.Intanto sui social i laziali gridano al complotto ad opera dei rivali. Di sicuro c'è che la procura della Figc sta valutando i fatti e il procuratore Giuseppe Pecoraro aprirà quasi certamente un'inchiesta. L'ennesima sul razzismo visto che la stessa procedura era stata seguita dall'Uefa pochi giorni fa, dopo gli ululati di alcuni romanisti a Stamford Bridge nei confronti di Tiemouè Bakayoko, centrocampista di colore del Chelsea.