I malumori nel governo «Così scompare l'Italia»

ROMA«Se tutti facessero come Zaia non ci sarebbe più la Repubblica italiana, quindi la sua è una provocazione». Il giorno dopo la vittoria del referendum autonomista il sottosegretario agli affari regionali, Gianclaudio Bressa liquida come provocatorie le richieste del governatore del Veneto, che ora alza la posta in gioco. Zaia chiede che al Veneto siano riconosciuti i privilegi di cui godono le regioni a statuto speciale. Ma il governo sbarra la strada. E a 24 dall'inizio della trattativa a palazzo Chigi con l'Emilia Romagna fissa già i paletti. «Siamo disponibili a incontrare tutti e a fare un tavolo subito con tutti ma non possiamo aprire un tavolo sulla base della legge proposta da Zaia perché la modifica della Costituzione non è nella disponibilità del governo», avverte Bressa. Il primo intralcio alla trattativa l'aveva fissato Maurizio Martina. Il vicesegretario del Pd, che è anche ministro dell'Agricoltura, infatti aveva ricordato a Roberto Maroni e a Luca Zaia che le «materi fiscali non sono e non possono essere materia di trattativa né con il Veneto né con la Lombardia né con l'Emilia perché lo dice la Costituzione». L'uscita non è piaciuta a Zaia. «Lui non è il governo, si occupi di agricoltura», aveva provato a metterlo a posto il governatore. «Non cerco risse né polemiche», solo chiedo che ora possa cominciare una «discussione con meno demagogia», aveva ribattuto il ministro.Anche se ha stravinto il sì infatti in Veneto e in Lombardia nell'immediato non cambierà niente. Il referendum è consultivo, non è vincolante. Le due regioni, come ha già fatto l'Emilia in ottobre, senza chiamare i cittadini alle urne, per ottenere più autonomia dovranno aprire una trattativa con il governo nei limiti del dettato costituzionale. Ma contrariamente a quanto detto in campagna elettorale, soprattutto dal Carroccio, l'autonomia fiscale non è nell'elenco delle 23 materie di contrattazione tra stato e regioni previste dall'articolo 116 della Carta. Inoltre l'intesa che verrà siglata tra Venezia, Milano e Roma dovrà essere confermata in Parlamento da un voto. Dunque, visto che la legislatura è agli sgoccioli, è probabile che per Veneto e Lombardia l'autonomia slitti sul tavolo del prossimo esecutivo. «Io continuo a sostenere che questo è un referendum utile solo per la campagna elettorale della Lega», dice il capogruppo Pd, Ettore Rosato. Ma Matteo Renzi non sembra del tutto d'accordo. «Il risultato in Lombardia e Veneto non va minimizzato» scrive su Fb l'ex premier che pure si era schierato per l'astensione. «Il messaggio è serio, si chiedono più autonomia, più efficienza ed equità fiscale, lotta agli sprechi a livello centrale e periferico», scrive Renzi chiedendo un patto tra tutte le forze politiche per ridurre la pressione fiscale nella prossima legislatura. Ed è tornato a far sentire la sua voce anche il Movimento 5Stelle. «Autonomia e partecipazione sono da sempre le stelle polari del M5S, i cittadini di Lombardia e Veneto hanno partecipato, votato e deciso: non possono restare inascoltati», scrive il blog di Grillo, attaccando frontalmente il Carroccio. «Chi parla di soldi buttati e di truffa fa a pugni con un dato numerico eloquente», ma la Lega si è comportata «vergognosamente sventolando il tema dei residui fiscali delle regioni che non c'entrano niente». (m.b.)©RIPRODUZIONE RISERVATA