Caporetto, la disfatta e il sacrificio dei pavesi

di Roberto LodigianiwPAVIACaporetto fu una sconfitta di tali proporzioni da diventare sinonimo di disastro tout court, non solo in campo militare. Alle due del mattino del 24 ottobre 1917, l'attacco a sorpresa di austriaci e tedeschi travolse le nostre linee nella valle del Natisone. Un'intera armata cessò praticamente di esistere e l'esercito dovette ripiegare fino al Tagliamento e poi al Piave per fermare l'avanzata nemica, cedendo i territori faticosamente conquistati nei tre anni precedenti, al prezzo di centinaia di migliaia di morti. Il "generalissimo" Luigi Cadorna cercò di scaricare le responsabilità della disfatta sui soldati, "vilmente arresisi", famigerata definizione del bollettino del 28 ottobre, ma fu soprattutto lui a farsi trovare impreparato, nonostante le numerose avvisaglie sull'imminenza dell'offensiva (confermata con dovizia di dettagli da alcuni disertori). Cadorna pagò le sue pesanti colpe con l'esonero e la sostituzione con Armando Diaz, comandante meno "macellaio" e più sensibile ai bisogni della truppa, che seppe restituire fiducia ai reparti conducendoli fino alla riscossa di Vittorio Veneto (novembre 1918) e al successo sull'Austria-Ungheria.L'Italia, insomma, rischiò la resa salvandosi sull'orlo del burrone. I nostri avversari, in realtà, non miravano a tanto e l'intervento tedesco sul Carso (con sei divisioni che si aggiunsero alle nove austriache per formare un'armata nuova di zecca, la 14ª, agli ordini di Krafft von Delmensingen) fu studiato come misura di emergenza per evitare il ko degli austriaci, provati dalle "spallate" cadorniane sull'Isonzo. Poi, la rotta assunse dimensioni così vaste da far sperare a Vienna e Berlino di dilagare nella pianura padana. Ma uno dei fattori che impedirono agli austrotedeschi di cogliere un trionfo risolutivo, fu la tentazione irresistibile per i soldati lanciati all'inseguimento di fermarsi a svuotare depositi forniti di ogni ben di Dio, circostanza neppure troppo curiosa per due popoli ormai ridotti alla fame dal blocco alleato. Tanto che persino un generale, il tedesco Lequis, arrivò ad esultare «per la cattura da parte dei suoi uomini di due o tre polli a testa - scrive causticamente lo storico inglese Liddell Hart ne "La Prima guerra mondiale", testo classico sul "suicidio" dell'Europa - e considerare il possesso di qualche maiale l'apice della felicità umana». Tra i protagonisti dell'impetuosa cavalcata fino al Piave, spiccò la figura di un giovane tenente degli Alpenkorps, le truppe da montagna: era Erwin Rommel, la futura Volpe del deserto della campagna in Nord Africa del 1941-42, le cui imprese sfruttando la tecnica dell'infiltrazione nelle retrovie gli valsero un impressionante bottino in prigionieri e la Pour le meritè, la più alta onorificenza militare tedesca. L'esercito italiano perse a Caporetto quasi 300mila uomini, in gran parte prigionieri. I morti furono circa 10mila, numero relativamente esiguo rispetto alle carneficine precedenti. Anche i pavesi diedero il loro tributo di sangue. Ecco l'elenco dei caduti del capoluogo e di tre delle principali città: Marziano Landini (Voghera, 10 marzo 1896), soldato della 451ª compagnia mitraglieri; Agostino Bonfico (Voghera, 22 ottobre 1899), caporale del 1° reggimento Genio; Cesare Delbò (Voghera, 13 febbraio 1894), tenente del 34° reggimento; Cesare Guerra (Voghera, 28 gennaio 1898), 42ª compagnia mitraglieri; Ernesto Coppieri (Voghera, 7 novembre 1897), 6° reggimento artiglieria; Siro Biffignandi (Pavia, 23 settembre 1892), 1° reggimento Genio; Angelo Nascimbene (Pavia, 10 maggio 1894), caporale del 28° reggimento fanteria; Giuseppe Colla (Voghera, 15 gennaio 1898), 24° reggimento fanteria; Giuseppe Campari (Pavia, 28 novembre 1879), 7° reggimento artiglieria; Rubens Preda (Pavia, 15 maggio 1889), sergente della 305ª compagnia mitraglieri; Alessandro Palestra (Pavia, 6 gennaio 1885), 206° reggimento fanteria; Edoardo Valle (Pavia, 20 novembre 1897), 20° reggimento bersaglieri; Giuseppe Dorati (Pavia, 20 giugno 1898), 4° reparto d'assalto; Mario Pistoia (Vigevano, 8 settembre 1895), tenente del 68° reggimento di fanteria; Giuseppe Rossi (Vigevano, 29 settembre 1892), 89° reggimento fanteria; Guglielmo Broglio (Mortara, 4 settembre 1884), soldato del 9° reggimento bersaglieri; Giuseppe Cazzaniga (Pavia, 17 marzo 1885), 47° reggimento fanteria.©RIPRODUZIONE RISERVATA