«Bertè, non c'è stata autocombustione»
di Sandro Barberise Fabrizio MerliwMORTARANon è stata un'autocombustione a scatenare l'incendio del 6 settembre all'azienda di stoccaggio rifiuti Eredi Bertè di Mortara. È questo il primo punto nell'inchiesta sul maxi incendio di rifiuti di vario genere che ha allarmato la Lomellina per una settimana. I vigili del fuoco del comando provinciale di Pavia hanno inviato una prima relazione alla procura di Pavia in cui evidenziano che non è al momento possibile accertare le cause del rogo. Gli atti trasmessi dalla procura evidenziano però anche che il rogo non può essersi originato per autocombustione. Quindi nulla è escluso.Dalle cause fortuite, come un corto circuito, all'errore umano durante lo stoccaggio. Ma resta in piedi anche l'ipotesi che si possa essere trattato di incendio doloso. I vigili del fuoco, intervenuti per oltre una settimana senza interruzione, hanno segnalato nel loro rapporto agli inquirenti che l'incendio era talmente vasto e diffuso che è stato impossibile trovare il punto di innesco. Per questo ora la procura di Pavia potrebbe avvalersi anche di una o più consulenze tecniche per risalire all'origine del rogo. Il focolaio di mercoledì sera, che ha impegnato i vigili del fuoco per poche decine di minuti, invece è stato originato da ramaglie che si trovavano sotto un cumulo di rifiuti.I vigili del fuoco propendono per un principio di ossidazione organica che ha causato l'uscita di fumo. Anche perché il mini rogo era in una zona lontana dal perimetro di recinzione, difficile quindi gettare qualcosa di incandescente all'interno. L'intera area infatti è sotto sequestro, le chiavi le hanno solamente carabinieri e vigili del fuoco. La proprietà ha chiesto, da giorni, il dissequestro.