May, un rimpasto per limitare Boris Giù nei sondaggi

È pronta a tentarle tutte Theresa May (in foto) pur di restare a Downing Street, anche la carta di un rimpasto d'emergenza al fine di riconquistare un po' di autorità perduta all'interno del suo partito. Ma l'impresa della premier conservatrice appare ardua visto il clima di rivalità e ribellione che regna fra i Tories dopo il suo disastroso discorso di Manchester e i tentativi di rivolta. In un'intervista al Times lei ha fatto capire di prepararsi alla riorganizzazione del governo e, a proposito del rivale Boris Johnson, ha affermato che «non è nel mio stile rinunciare alle sfide» e che vuole avere attorno la «gente migliore» e quindi più fidata. Per il domenicale, May punterebbe a far retrocedere l'insidioso ministro degli Esteri a un incarico ministeriale di minore rilevanza per limitare la sua visibilità. Si tratta di un'ipotesi che, se può offrire alla premier la possibilità di un'azione di forza dimostrativa nei confronti dei 30 deputati ribelli che vorrebbero le sue dimissioni, non appare molto praticabile per il peso politico di Johnson, che può contare sull'appoggio della base Tory. May si trova in una posizione di estrema difficoltà e per molti resta comunque una premier "a tempo". Intanto si fanno avanti i ministri suoi alleati, come la titolare della Cultura, Karen Bradley, secondo cui il 90% dei deputati conservatori sostengono il primo ministro mentre la rivolta sarebbe limitata al 10% degli esponenti Tory. Dal canto suo, Boris cerca di non sbilanciarsi e ha ribadito la sua «fedeltà» alla May. Ma sono soprattutto i conservatori ad essere preoccupati. Secondo infatti un sondaggio di BMG Research, il Labour aumenta il suo distacco sui Tories: se si votasse oggi, il partito di Corbyn otterrebbe il 42% mentre i conservatori si fermerebbero al 37%. MILANOMancano due settimane al referendum per l'autonomia indetto da Lombardia e Veneto e il clima, complice anche il voto per l'indipendenza della Catalogna, si surriscalda. Certo il referendum lombardo-veneto è diverso: niente richiesta di indipendenza, ma una consultazione per sapere se i cittadini sono d'accordo sull'aprire il negoziato con il governo per avere competenze su alcune materie (come Ambiente e Beni culturali) che ora sono in capo allo Stato. Sulla consultazioni non sono mancate le fibrillazioni per le critiche soprattutto della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che ha definito i referendum dannosi per l'unità nazionale pur lasciando la libertà di votare sì. Che la questione giochi un ruolo anche a livello nazionale si capisce anche dal nome dei big di centrodestra che nei prossimi giorni scenderanno in campo. Forza Italia ha organizzato per sabato prossimo alle 10 un incontro al teatro San Carlo di Milano dove è stato invitato anche Silvio Berlusconi e dove potrebbe arrivare il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Sarebbe quindi la prima reunion pubblica dopo i vari botta e risposta fra di loro su chi debba essere il leader della coalizione. È invece già certo che Salvini sarà presente alla chiusura della campagna.Il 20 ottobre alla fiera di Bergamo è stata organizzata una cena di gala «a prezzi popolari» (25 euro a persona) con Salvini, Roberto Calderoli, gli azzurri Mariastella Gelmini, Giovanni Toti e il presidente della Regione Roberto Maroni. È lui - pronto a ricandidarsi al Pirellone in primavera - che dal referendum ha più da guadagnare politicamente, o da perdere se votassero in pochi.Per questo chi è contrario propende per non andare a votare anche se in Lombardia, a differenza che in Veneto, non c'è quorum minimo per dichiarare valida la consultazione. Sono per l'astensione partiti come Mdp, Campo progressista di Pisapia, e anche il Pd, anche se parte dei suoi sindaci, come Giorgio Gori, hanno organizzato un comitato per il Sì "diverso", e il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ribadito che, al contrario del ministro Maurizio Martina, andrà a votare dato che il referendum ormai c'è, ritenendo giusta l'aspirazione autonomista pur contestando come irrealistiche le promesse del centrodestra. Il Movimeno 5 Stelle, che nel 2014 aveva presentato una propria proposta, è rimasto su posizioni favorevoli a chiedere di gestire in proprio le risorse destinate alla Lombardia, contestando però la visione troppo "indipendentista" della Lega. Intanto Maroni per oggi ha organizzato un incontro con la stampa per spiegare come funzionerà il voto elettronico, che viene usato per la prima volta in Italia. In Veneto invece si voterà con il sistema tradizionale.