Lavoro, record di contratti a termine

BRUXELLES Si apre la stagione delle leggi di stabilità e riparte in sede europea il confronto tra falchi e colombe sulla flessibilità delle regole Ue. Il tema, a quanto si è appreso, sarà discusso dai ministri delle Finanze a Lussemburgo, dove Pier Carlo Padoan e i suoi colleghi si incontreranno da domani prima nel formato Eurogruppo e poi in quello Ecofin. In questa sede si discuterà anche di quali ricette seguire per finanziare la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, di web tax (ma in via del tutto preliminare) e del futuro ruolo del meccanismo di stabilità Mes. Ma l'attenzione è soprattutto, inutile sottolinearlo, sulla flessibilità. Martedì l'argomento sarà al centro di una colazione tra i ministri. A essere interessata al confronto, secondo le indiscrezioni della vigilia, non è solo l'Italia. Anche la Francia di Emmanuel Macron vuole capire qual è la posizione prevalente in seno al Consiglio e i conseguenti margini di manovra da poter utilizzare per rilanciare gli investimenti e sostenere una politica economica espansiva. Al centro del dibattito, già avviato in sede di Comitato economico e finanziario (Cef) dagli sherpa dei ministri, c'è la "discrezionalità" che la Commissione Ue ha annunciato di voler usare quando dovrà esaminare le leggi di stabilità dei singoli Paesi, che proprio nella prossima settimana entreranno nel vivo con la definizione nel dettaglio degli interventi individuati, essendo previsto che la manovra di bilancio debba essere licenziata dal governo e presentata al Parlamento entro il 15 ottobre. La richiesta formale dell'Italia di limitare lo sforzo di aggiustamento dei conti allo 0,3% del Pil nel 2018 non ha ancora ricevuto una risposta ufficiale. Ma le aperture giunte da Bruxelles e il miglioramento dei dati su crescita e occupazione registrati in questi ultimi mesi continuano ad alimentare attese caratterizzate da un cauto ottimismo. Sul confronto tra ministri, specie in prospettiva, pesano però incognite politiche non da poco. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha già annunciato che nel prossimo governo lascerà il posto a qualcun altro per facilitare la formazione di un esecutivo di coalizione. E la prospettiva di un nuovo ministro di aria liberale viene guardata da tutti gli osservatori come un elemento che potrebbe restringere quei margini di flessibilità guadagnati dalla Commissione e dall'Italia. Anche il futuro del presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, è in bilico, legato anche in questo caso alla nascita del nuovo esecutivo dell'Aja che, dopo una gestazione record, potrebbe vedere la luce la prossima settimana. E se Dijsselbloem non sarà più ministro, al massimo entro la fine dell'anno dovrà lasciare un incarico a cui guarda con grande interesse la Francia per il suo responsabile dell'economia e delle finanze, Bruno Le Maire. ROMAGli occupati in Italia sono tornati al livello del 2008, superando quota 23 milioni, ma per effetto di una crescita «record» dei contratti a tempo determinato, saliti ad agosto 2017 a quota 2,8 milioni, la più alta dal 2004: quasi un milione in più da allora. Il lavoro, quindi, è «più debole, precario e povero».L'affondo arriva dall'ultimo rapporto preparato dalla "Fondazione Giuspeppe Di Vittorio" della Cgil. E calano anche le ore lavorate: il 5,8% in meno dai massimi pre-crisi (10,9 miliardi del secondo trimestre 2017 contro 11,6 miliardi del 2008). A segnare il mercato del lavoro anche l'«emorragia» dei lavoratori autonomi, scesi ad agosto a 5,3 milioni, circa 900mila in meno rispetto al 2004 e oltre mezzo milione in meno dal 2008.Un aspetto evidenziato oltre che dalla Fdv-Cgil, anche da Confesercenti che lancia l'allarme: gli indipendenti «continuano a sparire», dal 2008 ad oggi l'Italia ha perso circa 514mila tra commercianti, artigiani, lavoratori in proprio ed altri professionisti. «Un calo dell'8,7% che annulla di fatto la ripresa registrata dai dipendenti», rimarca Confesercenti, aprendo uno squarcio sulla realtà attuale: «Fino a qualche anno fa l'Italia era considerata il Paese dei piccoli imprenditori, ma forse, dopo dieci anni di crisi, non è più così». I negozi e le botteghe artigiane che hanno chiuso non si contano.Sul lavoro autonomo si concentra anche la Cgia di Mestre, segnalando il rischio di povertà più alto proprio tra il popolo delle partite Iva: nel 2015, il 25,8% dei nuclei familiari con reddito da questa categoria è riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio povertà calcolata dall'Istat. Praticamente una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica.Per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si è attestato al 21%, mentre per quelle che vivono con un stipendio/salario da lavoro dipendente il tasso si è fermato al 15, 5%. L'analisi della Fdv-Cgil segnala, inoltre, una schiera di persone impiegate a tempo parziale non per scelta, ma in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno: il part-time in generale raggiunge il livello record di 4,3 milioni occupati nel secondo trimestre 2017, oltre 900mila in più rispetto al dato del 2008 e quasi 1,5 milioni in più rispetto a quello del 2004. E cresce di più proprio quello involontario, raddoppiato dai quasi 1,4 milioni occupati del secondo trimestre 2008 ai 2,6 milioni del secondo trimestre 2017.Il quadro che emerge dal rapporto, commenta la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, «smaschera la retorica del recupero occupazionale e della fine della crisi». «La nuova occupazione è quindi più debole, precaria e povera» aggiunge la dirigente sindacale che incalza: «le priorità delle politiche pubbliche dovrebbero essere sviluppo e investimenti, entrambi sostenuti da un'adeguata politica industriale». Perciò «aspettiamo dal Governo riposte concrete sulle nostre proposte unitarie in merito a pensioni, lavoro, giovani, sanità e contratti; e, per questo saremo in piazza, insieme a Cisl e Uil, il 14 ottobre per una mobilitazione nazionale».Anche il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, sottolinea che si mostra «profondamente cambiato e peggiorato il mix di occupazione»: «l'aumento del numero dei precari sommato al part-time involontario produce una cifra record di oltre 4,5 milioni di persone - rimarca Fammoni - che svolgono un'attività che non hanno scelto e che non vorrebbero».