C'è più lavoro per le donne
ROVERETO (Trento) L'industria automobilistica ha di fronte una «rivoluzione», una sfida più pesante delle «crisi economiche e finanziarie» degli ultimi cinquant'anni. Elettrico e guida autonoma, insieme all'entrata in campo di «nuovi attori: aziende con grandi capitali alle spalle, provenienti da settori diversi», provocheranno «un cambio di paradigma totale». È il quadro tracciato dall'ad di Fca, Sergio Marchionne, nella lectio magistralis al Polo della meccatronica di Rovereto, dopo aver ricevuto dall'Università di Trento la laurea honoris causa in ingegneria industriale. Del fatto che le auto elettriche siano il top del futuro Marchionne è invece poco convinto. «Possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri urbani, ma si tratta di un'arma a doppio taglio». Se si procede «senza prima risolvere il problema di come produrre l'energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all'esistenza stessa del nostro pianeta». Affermazioni che hanno suscitato le critiche dell'ad di Enel, Francesco Starace («Sono punti di vista, il mondo è bello perché ognuno ha il suo») e dei parlamentari Cinque Stelle che hanno definito Marchionne «un signore della Old Economy».ROMA Trentaseimila occupati in più e 42mila disoccupati in meno sono il contributo del mese di agosto alla ripresa del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione scende all'11,2% (era 11,6% l'anno prima) e quello giovanile al 35,1% (era 37,3%), mentre i progressi si diffondono a tutte le fasce di età, al netto delle dinamiche demografiche. In dodici mesi l'aumento degli occupati raggiunge 375mila persone. Questa ripresa ha il volto delle donne e dei lavoratori a termine, le uniche due categorie di occupati in crescita rispetto a luglio. Le lavoratrici impiegate al di fuori delle mura domestiche, in particolare, non sono mai state così tante: il tasso di occupazione femminile, il 48,9%, segna un nuovo record storico mensile anche se resta distante di quasi 20 punti da quello maschile e ancora oltre una donna su due è «a casa». Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si dice «soddisfatto dei dati», non soltanto per il «lavoro creato in questi anni», ma anche in tema di «lavoro delle donne» e per «l'inversione di tendenza» in materia di occupazione giovanile. I dati «danno questo messaggio: siamo in un ciclo positivo e va incoraggiato», ha dichiarato. «Giù la disoccupazione, su gli occupati. Il jobs act funziona», commenta il segretario del Pd, Matteo Renzi, sui social network promettendo che, nella prossima legislatura, grazie al progetto "Tornare a Maastricht", «saremo in grado di raddoppiare gli ottimi risultati di questi anni». Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, parla di «risultati lusinghieri del jobs act». Mentre il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, vede un «cammino positivo» che continua e anticipa misure specifiche per i giovani nella legge di bilancio. E il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), parla di «un lento ma continuo miglioramento dell'economia e degli occupati» e invita a concentrare l'attenzione sulla qualità dell'occupazione. Non mancano, però, analisi dei dati differenti. Dall'opposizione, la senatrice di Forza Italia, Anna Maria Bernini, attacca come «ridicola» la lettura ottimistica dei dati Istat e scrive su Twitter: «Urge ridurre costo del lavoro. L'occupazione è al 97% precaria, femminile e ultra 50enne». Intervengono anche i sindacati. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, invita a «non abbassare la guardia» nonostante i dati «confortanti» e la numero uno della Cisl, Anna Maria Furlan, parla di «dato positivo» per cui «sarà importantissimo che la Legge di stabilità sia coerente» e irrobustisca la crescita. Mentre la Cgil denuncia «una ripresa fragile, congiunturale, fondata su un incremento dell'occupazione che è in grossa parte precaria e che non premia i giovani». Dal fronte imprenditoriale, la Confcommercio indica «segnali positivi», con livelli occupazionali inferiori di sole 60mila unità rispetto al massimo di aprile 2008, e al tempo stesso «ancora criticità», in particolare per i lavoratori tra 35 e 49 anni e gli indipendenti. Di questo passo, prevede l'economista di Intesa Sanpaolo Paolo Mameli, il tasso di disoccupazione potrà scendere stabilmente sotto l'11% solo a 2018 inoltrato.