Premio Marelli, vince Silvano il latinista che sarà medico
PAVIA«Non stancatevi mai di studiare, non smettete mai di conoscere. Conoscere dà le fondamenta per scegliere. Non date per scontato ciò che sapete, non date per scontato ciò che vi viene raccontato, mettete sempre in discussione il vostro punto di arrivo e coltivate la consapevolezza». Ha voluto augurare così un buon ultimo anno Dario Codegoni, preside del Taramelli-Foscolo, agli studenti delle cinque classi quinte del Taramelli, che si sono ritrovati ieri mattina nell'aula magna del seminario di Pavia per il premio Marelli. Il premio intitolato a Edilio Marelli, docente illuminato di italiano e latino, per molti anni al Taramelli, ha consacrato come vincitore lo studente Marcello Silvano per la migliore comprensione scritta di un testo scritto proprio dal professore. Al termine della cerimonia, la giuria si è fermata per complimentarsi con il vincitore, profondamente emozionato: «Devo ammettere che da come avete presentato il professor Marelli ho riconosciuto una certa affinità con me - ha confidato a Laura Marelli, la figlia - anche io amo molto scrivere testi in latino e sono molto dispiaciuto che questa lingua abbia sempre meno spazio a scuola. Si perde una conoscenza preziosissima». Ora Marcello studia di diplomarsi con buoni voti per poi volare in Germania a studiare medicina. Durante la mattinata l'ingegner Francesco Giorgio Bianchi, per anni dirigente Enel ma soprattutto ex alunno della VB del 1965-66, la classe del professor Marelli che ha voluto questo premio, ha tenuto una lezione sui 120 anni dell'energia elettrica a Pavia: «Era il 15 aprile del 1897 quando Pavia veniva illuminata per la prima volta con la luce elettrica. La prima centrale fu costruita sul Naviglio al Cassinino, aveva una portata di 2 metri cubi di acqua al secondo e le sue turbine ad asse verticale generavano 106 cavalli di potenza. La centrale che riceveva l'energia era in viale Mazzini al numero 4, mentre erano due le linee principali di Pavia: una attraversava corso Cavour e corso Mazzini, l'altra andava dal borgo al castello». Giacomo Bertoni