Trovato morto "Mr. Fake News"
NEW YORKÈ giallo sulla morte di Paul Horner, diventato famoso come «il re delle fake news» per aver diffuso su internet "bufale" che hanno fatto il giro del mondo durante le ultime presidenziali americane. L'uomo è morto a soli 38 anni in circostanze ancora misteriose: il corpo senza vita è stato ritrovato nel letto della sua casa vicino a Phoenix, in Arizona, e secondo Mark Casey, portavoce dell'Ufficio dello Sceriffo della Contea di Maricopa, la morte risalirebbe allo scorso 18 settembre. Dall'autopsia non è emerso nulla che facciano pensare a un delitto, ma le cause del decesso non sono state ancora rese note. Si aspettano i risultati tossicologici per escludere qualunque pista legata all'attività di Horner sul web.E se il fratello, JJ Horner, ha detto che Paul è morto «in pace nel sonno», l'ufficio dello sceriffo sottolinea come l'uomo aveva una storia di abusi di farmaci. E «le prove raccolte sul luogo suggerirebbero si possa trattare di un'overdose accidentale». Il nome di Horner è finito sotto i riflettori per le notizie false - cui tanti media e politici hanno creduto - diventate virali sui social. Tanto da fargli guadagnare il soprannome di "Mr. Fake News". Tra le più note quella secondo cui l'ex presidente Barack Obama è gay e musulmano radicale.MILANONotizie a pagamento sempre più vicine su Facebook, anche in Italia: partiranno entro l'anno i primi test del social network in questo senso insieme a 10 partner editoriali mondiali. Ad anticiparne qualche dettaglio è stata la compagnia californiana in un incontro nella sede di Milano. «Le persone vogliono informazione di qualità e credibile sulla nostra piattaforma», afferma Alex Hardiman, dieci anni di New York Times sulle spalle e oggi alla guida dei prodotti editoriali per Facebook. Di qui la mano tesa a giornali e altre testate non solo per una maggiore visibilità ma anche per garantire agli editori un ritorno economico più massiccio. E per scrollarsi di dosso l'etichetta di veicolo delle famigerate "fake news" (notizie false) che stanno incrinando la fiducia degli utenti nei confronti dei social. Anche editori italiani «potrebbero essere coinvolti». Due i modelli di pagamento che saranno testati, per ora sul formato degli "instant articles": il primo è quello del "paywall", che consentirà di leggere gratis fino ad un certo numero di articoli. Il secondo è la modalità "freemium", in base alla quale saranno gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis e quali a pagamento. La transazione non avverrà su Facebook e il 100% dei ricavi, assicura la compagnia, andrà agli editori.