Consip, i pm ascoltati per 5 ore
ROMAIl trasferimento a Modena del fascicolo Cpl Concordia e, soprattutto, i conflitti sorti all'interno della procura di Napoli sulla conduzione delle indagini Consip (e non solo) da parte del pm Henry John Woodcock: sono i temi sui quali, per quasi cinque ore, i magistrati della prima commissione del Csm - dove è aperta una pratica per il trasferimento d'ufficio di Woodcock - hanno ascoltato i due procuratori aggiunti napoletani Alfonso D'Avino e Giuseppe Borrelli. Sul contenuto nulla è trapelato, se non che le audizioni hanno fornito «elementi di utilità», pur essendo state «meno rilevanti» di quelle svolte finora. A cominciare dall'audizione del procuratore di Modena Lucia Musti, che ha riferito le frasi dei due carabinieri «esagitati» - Ultimo, cioè il colonnello Sergio De Caprio, e il maggiore Gianpaolo Scafarto - che secondo parte della politica avrebbero ordito un piano anti-Renzi. Le dichiarazioni di Musti e quelle degli altri magistrati sono finite sui giornali e su questa ennesima fuga di notizie la procura di Roma, che ieri ha cominciato il vaglio delle carte ricevute dal Csm, ha aperto due fascicoli processuali. Il reato ipotizzato dal procuratore Giuseppe Pignatone, per il momento contro ignoti, è quello di rivelazione del segreto d'ufficio. Tra i prossimi atti ci sarà probabilmente l'audizione del procuratore Musti, che ieri ha precisato che non tutto quanto è stato scritto sui giornali corrisponde a quello che ha detto: «Mi vengono attribuite alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che non rendono in modo fedele quanto riferito al Csm in audizione non pubblica, conseguente a convocazione». Durante l'audizione di ieri, i consiglieri del Csm hanno cercato di capire la ragione per cui le indagini su Consip sono rimaste in capo alla Dda, di cui Woodcock fa parte, anche quando era evidente che la camorra non c'entrava. Su questi aspetti a lungo è stato sentito il procuratore aggiunto D'Avino che avrebbe spiegato - documenti alla mano - di essersi opposto a che le indagini venissero portate avanti dalla Dda, rivendicandone inutilmente la competenza. Della vicenda Consip potrebbe presto occuparsi anche la procura militare di Roma. L'ufficio guidato da Marco De Paolis, il "cacciatore di nazisti", al momento sta monitorando le fonti aperte, in sostanza le notizie dei giornali, per capire se a carico dei due militari coinvolti possano ipotizzarsi reati militari, soprattutto con riferimento alle dichiarazioni fatte. Al momento, però, nessun fascicolo è stato aperto. Sull'uso politico ed "eversivo" dell'inchiesta Consip in chiave anti-Renzi, intanto, la politica continua a litigare. Lega e M5s attaccano. «Quando Renzi è toccato è un golpe, quando toccano gli altri hanno ragione i magistrati. Quindi no, fortunatamente è pieno di giudici e magistrati che fanno bene il loro lavoro e rischiano la vita», dice Matteo Salvini, che esclude l'ipotesi dell'attentato da parte di pezzi dello Stato. Per il Movimento 5 stelle «Renzi e i suoi la devono smettere di attaccare i giudici come fa Berlusconi. Qui l'unico complotto e comportamento eversivo è da parte dei membri del governo e del segretario del Pd». «Noi aspettiamo la verità senza gridare. Chiediamo la verità. Ma la vogliamo a tutti i costi» replica di Renzi, che ribadisce di non aver «mai pronunciato parole quali golpe o complotto. ROMA Non è chiuso il cantiere dello ius soli. Lo dichiarano il governo, il Pd e anche il leader di Ap Angelino Alfano, che annuncia una decisione del suo partito per la prossima settimana. Una mediazione è in cantiere sulla ipotesi di stralciare dal testo lo ius soli vero e proprio (diventa cittadino chi nasce in Italia da genitori che vivono qui stabilmente) e tenere solo lo ius culturae, che darebbe la cittadinanza al termine di un ciclo di studi. La mediazione potrebbe riuscire ad avere anche il consenso di Mdp, che senza il via libera alla legge minaccia di togliere il sostegno al governo. Ma il testo, gravato da 50mila emendamenti, può passare solo con un voto di fiducia e i dem chiedono ad Alfano garanzie: in bilico sarebbe il sostegno di circa la metà dei senatori Ap. Il mondo dell'istruzione intanto si mobilita per sollecitare l'approvazione della legge sullo ius soli. «La nostra scuola sta già svolgendo un ruolo molto importante. Chi è in ritardo? Il Parlamento che non certifica questa realtà», dice il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli. La pensano esattamente come lei i docenti ed educatori che hanno lanciato l'appello «per lo ius soli e lo ius culturae». La petizione a fine mese verrà consegnata ai presidenti di Camera e Senato. Le condizioni per il via libera alla legge sulla cittadinanza ai bambini stranieri si possono creare «una volta sgomberato il campo dalla legge finanziaria», dice Romano Prodi, che incalza sul tema e invita a riportare il dibattito sul binario giusto, spiegando che «non è una legge altamente permissiva». Graziano Delrio ribadisce l'impegno del governo, affermato a più riprese dallo stesso Gentiloni: «Siamo fiduciosi nel lavoro in corso». Le finestre per il voto sarebbero nella prima metà di ottobre o - più probabilmente - a fine novembre, dopo l'ok alla manovra. La presidente dei senatori di Mdp Maria Cecilia Guerra sospetta che Ap tenti «manovre dilatorie». E in effetti Ap da un lato dice no alla fiducia e dall'altro, con Beatrice Lorenzin, dichiara la volontà di «approfondire in Parlamento» sul tema dello «ius culturae». Ma a Palazzo Madama, sui 24 senatori di Ap, circa la metà (6 di sicuro) sarebbero contrari a votare la legge. Il perché lo spiega Alfano: «Non c'è un problema di merito, ma di logistica temporale. Comunque - aggiunge - ne parleremo nella direzione nazionale di martedì 26 settembre». La difficoltà nasce dalla vicinanza delle elezioni: i senatori centristi più vicini alla destra temono di pagare il prezzo di una legge così di sinistra. E in effetti il centrodestra continua a proclamare la sua contrarietà al tema. «La norma è fatta male, il problema va affrontato a livello europeo», dice Antonio Tajani. E anche Luigi Di Maio posiziona il M5S su questa linea: «Serve una disciplina unica europea». Viste le tensioni in atto, dal Pd Ettore Rosato la mette così: «Più ne parliamo, più rischiamo che non si faccia». Il tema ius soli, osservano fonti renziane, è un esempio di come la sinistra, dividendosi, faccia male a se stessa. Lo ribadisce, parlando più in generale, Matteo Renzi nella sua enews: «Sono scesi in campo i candidati premier degli altri partiti. Forse sarà chiaro anche ai più ostinati teorici del fuoco amico che la sfida non è al nostro interno. La sfida è con Berlusconi, Salvini, Di Maio», dichiara, ribadendo le proposte di linea economica a partire dalla promessa di taglio delle tasse «da almeno trenta miliardi nella prossima legislatura». Un messaggio alla minoranza Pd e anche alla sinistra che si sta organizzando attorno a Giuliano Pisapia. Ma Mdp e Cp fanno sapere che il loro cantiere per un nuovo soggetto «alternativo al Pd» va avanti: in settimana potrebbe esserci un incontro con i leader di Possibile Pippo Civati e di SI Nicola Fratoianni per allargare il campo.