«Noi pavesi ma stranieri I nostri diritti dimezzati»
di Pier Angelo VincenziwPAVIAIl peso di sentirsi un po' stranieri in patria. Perché gli studenti di origine straniera si sentono pavesi al cento per cento. I continui stop alla legge sullo ius soli, che avrebbe reso più facile ottenere la cittadinanza italiana, sono di difficile comprensione per questi ragazzi che si sentono perfettamente integrati. Che hanno amici italiani: le passioni sono le stesse, identico l'orizzonte culturale per chi vive a Pavia da molti anni. Essere privi della cittadinanza italiana significa invece non potere votare e accedere ai concorsi nazionali; «e abbiamo anche delle limitazioni a viaggiare nella stessa Unione Europea», raccontano, all'unisono, Haroon Iorees, di origine pakistana; Nezha Miltiadhe, albanese; Ivan Broslav, ucraino; Idris Faizan, pure lui di origine pakistana. Frequentano tutti l'Ipsia Cremona, 900 studenti, istituto retto da quest'anno da Dario Codegoni, preside anche del liceo Taramelli-Foscolo. Silvia Della Sala è la responsabile del progetto volto all'integrazione nell'istituto di piazza Guglielmo Marconi: «Sono ragazzi davvero straordinari anche per come sanno legare fra di loro. Qui non esiste alcun problema di integrazione». Nelle scuole italiane gli studenti appaiono molto più avanti di ogni possibile legge sullo ius soli. I problemi, per i ragazzi intervistati al Cremona, nascono proprio dalle difficoltà connesse all'ottenimento della cittadinanza italiana. Difficile capire le barriere che si frappongono tra loro e la nazionalità italiana: «A scuola non ci sono problemi», esordisce Nezha Miltiadhe, che mette l'accento sull'inclusività di una realtà come l'Ipsia Cremona. I problemi sono di carattere burocratico, il rinnovo del permesso di soggiorno, ma anche di identità: «Non capisco la ragione per cui la legge stenta a venire approvata, a me senz'altro sarebbe piaciuto avere almeno la doppia cittadinanza. Sono in Italia da sette anni, tra tre dovrei riuscire a diventare cittadino italiano come prevede la legge attuale». Quanto a Haroon Iorees, «se la legge fosse passata, oggi sarebbe tutto più facile e avrei la cittadinanza italiana».Molto simili le considerazioni che fa Ivan Broslav: «La mia famiglia è venuta via dall'Ucraina per la crisi economica che là è particolarmente forte anche a causa della guerra. Non credo mi manchi molto, secondo le leggi attuali, per diventare italiano». «Di sicuro se la legge sullo ius soli fosse passata, oggi sarei italiano», dice Idris Faizan. Italiano come, per esempio, il compagno di classe di origine albanese Barjam Hazizaj, che ha avuto la cittadinanza tre anni fa. O italiano come Francesco Brambilla, che ha appena finito il liceo artistico, papà italiano e mamma filippina: «Non capisco perché non passi la legge sullo ius soli che riconoscerebbe pieni diritti ai giovani che vivono in questo paese e che ne fanno parte a tutti gli effetti». Matteo Bakar ha il papà algerino e la mamma italiana, studia scienze politiche all'ateneo pavese: «Credo sia un fatto di civiltà far passare la legge sullo ius soli: invece ora ci sono ancora troppi ostacoli per avere la cittadinanza italiana. Chi si schiera in modo ostinato contro questa legge ha una mentalità chiusa, non al passo con i tempi».