La ripresa confermata dà ossigeno a Gentiloni

di Gabriele RizzardiwROMA«Arrivano ancora buoni segnali dal punto di vista dell'economia, e mi auguro questo ci consenta di proseguire nei prossimi mesi sulla strada per dare maggiori risorse per i poveri e gli esclusi». Paolo Gentiloni comincia a vedere la luce in fondo al tunnel e, al termine della sua visita a un centro Caritas di Roma, fa capire che il peggio è alle spalle. A risvegliare l'ottimismo del premier sono i dati sull'economia diffusi ieri dall'Istat. Non si arresta infatti la crescita dell'economia italiana che prosegue da dieci trimestri di fila, ovvero dai primi tre mesi del 2015, e tocca il livello più alto da sei anni. A certificare nero su bianco la ripresa in corso è l'Istituto statistico: nel secondo trimestre il Prodotto interno lordo - corretto per gli effetti di calendario - è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1,5% rispetto al secondo trimestre 2016. L'istituto di statistica conferma le stime diffuse il 16 agosto scorso e, come già rilevato allora, per trovare un aumento tendenziale maggiore bisogna tornare al primo trimestre del 2011. La variazione acquisita del Pil, quella che si registrerebbe in caso di crescita nulla nella restante metà dell'anno, è dell'1,2% per il 2017. Ipotizzando un terzo e quarto trimestre in linea con i primi due trimestri, la crescita potrebbe raggiungere l'1,5%. Una spinta per la manovra autunnale che il governo si appresta a mettere in campo. E questo perché la modifica del Pil porterà ad un aggiustamento dell'intero quadro economico e quindi, con ogni probabilità, anche dell'importo complessivo della manovra per il prossimo anno.Le previsioni ufficiali dell'esecutivo, contenute nel Documento di economia e finanza varato ad aprile, indicano una crescita dell'1,1% per l'anno in corso e dell'1% per il 2018. Ma, con tutta probabilità, saranno ritoccate al rialzo nella nota di aggiornamento al Def che il governo dovrà varare entro fine settembre, in linea con le revisioni al rialzo condotte da tutti le principali istituzioni internazionali, ultima l'agenzia di rating Moody's che per quest'anno e l'anno prossimo stima un aumento del Pil dell'1,3% contro lo 0,8% e l'1% indicati in precedenza. La crescita del Pil nel secondo trimestre, segnala l'Istat, è stata trainata anche dalla spesa delle famiglie. Su base congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, è salita dello 0,3% mentre su base annua, e cioè rispetto al secondo trimestre 2016, è cresciuta dell'1,2%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6%. Il clima è profondamente cambiato e gli imprenditori presenti al forum di Cernobbio lo ammettono. «La crescita acquisita è dell'1,2% ma ci sono segnali positivi di fiducia delle imprese e dei consumatori che fanno pensare che la crescita possa arrivare all'1,5%» spiega la presidente dell'Eni, Emma Marcegaglia, per la quale c'è ancora molto da fare: «Il miglioramento c'è, è in corso e riguarda export, consumi e imprese manifatturiere, ma rimaniamo gli ultimi in Europa. C'è un'accelerazione ulteriore da fare, non dobbiamo semplicemente farci trainare dalla crescita europea ma dovremmo riuscire a essere più competitivi». Tra i fattori che potrebbero rallentare la crescita Marcegaglia cita l'alta disoccupazione giovanile: «Il tema fondamentale insieme al Mezzogiorno che non cresce come il resto d'Italia, e poi c'è l'incertezza politica». Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, parla di una crescita «strutturale» e nota che si è «ridotta la distanza dall'Ue» ma un riconoscimento arriva anche dal segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria: «L'Italia è in ripresa dopo le riforme». E i sindacati? Per la Uil è arrivato il momento di consolidare la ripresa con «scelte coraggiose nella prossima legge di bilancio» e di destinare il «tesoretto», dovuto alla maggiore crescita del Pil, a «misure per lo sviluppo che stimolino gli investimenti, soprattutto al Sud». La Confesercenti vede invece il bicchiere mezzo vuoto: «Anche sui consumi si registrano risultati incoraggianti, ma - al contrario di quanto avvenuto per l'occupazione - su questo fronte la ripresa è in ritardo: la spesa delle famiglie è ancora 36 miliardi sotto a quella registrata nel 2007, il 3,7% del valore del Pil». E se il governo canta vittoria, un invito a moderare l'euforia arriva dal governatore della Toscana, Enrico Rossi (Mdp): «Un profluvio di ottimismo per i dati sull'occupazione e la ripresina. Certo, qualcosa si muove. Ma sono ancora troppe le crisi, i licenziamenti e il lavoro precario».©RIPRODUZIONE RISERVATA