Delude (un po') Ai Weiwei Plummer è l'attor giovane
VENEZIA Due i film in concorso ieri per Venezia74. Molta attesa per "Human Flow" dell'artista cinese Ai Weiwei che esordisce come regista con un documentario di oltre due ore sui migranti, che ha coinvolto 23 paesi e una troupe di trecento persone, anche se è cominciato con il solo iPhone dell'artista. Ai nei giorni scorsi ha detto che papa Francesco lo ha commosso alle lacrime: «L'ho visto lavare i piedi dei rifugiati. La sua visione e tutto ciò che sta facendo ha un significato non solo religioso, ma per tutti gli esseri umani. Riesce a comprendere il cuore dell'uomo. Siamo davvero fortunati ad avere una personalità come la sua». Perché il problema principale è capire l'umanità: «Francesco l'ha colto, io con "Human Flow" faccio un tentativo in questo senso. C'è bisogno di comunicare nel mondo e io questa volta ho cercato di farlo con il cinema». Un po' di delusione rimane nell'esito: il linguaggio è molto tradizionale, privo di idee particolari, come ci si poteva aspettare dall'artista. Secondo film in concorso, "Lean on Pete" di Andrew Haigh: tratto dalla "Ballata di Charley Tompson" di Willy Vlautin, racconta la storia di Charley, adolescente senza madre e con un padre donnaiolo al punto da crearsi un guaio definitivo. Un po' per sanare vuoti affettivi, un po' per impiegarsi d'estate, si avvicina al maneggio di Del Montgomery, un non più giovane proprietario e allenatore di cavalli che fa correre ovunque sia possibile guadagnare qualcosa. Charley diventa il suo aiutante e si affeziona a Lean On Pete, veloce nella corsa ma affetto da disturbi che spingono Del a venderlo perché venga soppresso. Charlie non accetta la decisione e decide di fuggire: l'itinerario che dovrebbe portarlo nel Wyoming, dalla zia, si risolve con la scoperta di un mondo sconosciuto, una provincia americana fatta di derelitti pieni di umanità o perdenti egoisti e violenti, ma che si chiude con la speranza di una vita normale, nello stato meno popolato degli States. L'umanità che traspare, ricorda ancora Haigh, «vive ai margini della società con umanità e rispetto». Opera dignitosa, dove a fare la differenza è il protagonista Charlie Plummer, che già si candida alla coppa Mastroianni per la miglior giovane promessa e in molti ne hanno richiamato la somiglianza con River Phoenix. Roma intanto mostra il suo volto inquietante, tra malavita e malaffare: al Cinema in Giardino passa "Suburra: La Serie" diretto da Michele Placido (che annuncia l'intento di non recitare più per cinema e tv, solo per il teatro), Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi; alle Giornate degli Autori "Il contagio" di Matteo Brotugno e Daniele Collucini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA