Rimini, sulla spiaggia un altro stupro È psicosi tra i turisti

Ha trascorso la notte in discoteca assieme ai suoi amici, ballando e consumando diversi bicchieri di superalcolici. All'alba, ubriaco, è tornato nel villaggio turistico in cui stava trascorrendo le vacanze e qui avrebbe abusato di una turista 19enne, anche lei reduce dalla serata in discoteca, dopo essere entrato nel bungalow della ragazza. È accusato di violenza sessuale un operaio di 28 anni di Latina, sottoposto a fermo dai carabinieri dopo la denuncia della studentessa il cui racconto è ritenuto credibile dagli investigatori. Dopo la notte trascorsa a ballare, alle 5.30 del mattino il 28enne ha fatto ritorno nella struttura, ha salutato i suoi amici e ha deciso di rintracciare la ragazza con la quale aveva allacciato una breve relazione sentimentale due giorni prima. L'operaio, forse sbagliando bungalow, è finito nella camera della 19enne. La porta della stanza era aperta e la ragazza dormiva da sola. Né il 28enne né la 19enne si erano mai visti prima. Sta di fatto che il giovane, forse scambiando la ragazza per la sua "amica", ha cominciato - secondo l'accusa - a molestarla, fino ad abusare di lei. Le versioni fornite ai carabinieri dai due giovani divergono.RIMINI C'è stata un'altra violenza sessuale sulla spiaggia di Rimini l'altra notte, ai danni di una 40enne di Parma, in vacanza con un amico. Arrestato sul fatto, dai carabinieri del comando provinciale, un 34enne marocchino. Le accuse sono estorsione e violenza sessuale e ora si trova in carcere. Il 34enne, è stato subito verificato dagli inquirenti, non ha a che vedere con le aggressioni di Miramare. Ma l'allerta è alta perché un nuovo episodio, a meno di una settimana dal doppio stupro di Miramare, ha generato una forte apprensione nella gente. Diverse le segnalazioni al numero di emergenza delle forze dell'ordine, anche se molte finiscono nel nulla o sono solo allarmi immotivati. L'ultimo ieri mattina, quando un passante ha chiamato la polizia perché al parco Cervi, in pieno centro storico, una ventenne era stata molestata verbalmente da un gruppo di persone, alcune straniere, per l'abbigliamento succinto. La ragazza stava attraversando il parco quando da un gruppo seduto a bere sotto gli alberi si è fatto avanti un uomo urlando allusioni sessuali. La ragazza ha cambiato strada ed è andata via, ma la polizia ha inviato comunque una pattuglia. L'altra notte, invece, il cittadino marocchino di 34 anni è stato preso sul fatto, dopo che aveva abbordato sul lungomare di Marina Centro, intorno alle 5, la 40enne di Parma. I militari hanno trovato il marocchino, nudo, mentre tentava di portare a termine il proprio intento. Secondo la ricostruzione fatta dai militari lo straniero si sarebbe avvicinato ai due turisti, non lucidi probabilmente per aver bevuto alcol, e dopo essersi impossessato del cellulare della donna le avrebbe intimato di seguirla in spiaggia. Lei, costretta, lo ha fatto. A quel punto il compagno ha chiamato i carabinieri che hanno arrestato il marocchino. Intanto le indagini sull'aggressione e doppio stupro di Miramare, proseguono. Il procuratore capo, Paolo Giovagnoli, e gli inquirenti polacchi, che come richiesto con rogatoria assistono agli atti della magistratura italiana, hanno verbalizzato in questura il riconoscimento da parte della transessuale peruviana dei quattro del branco. Mercoledì sera i fotogrammi delle immagini di alcune telecamere di sicurezza nella zona delle aggressioni, e i volti dei quattro, sono stati mostrati da magistratura e poliziotti ai due ragazzi polacchi. Ancora ricoverati, i due turisti hanno nuovamente raccontato cosa hanno subito. Lui, aggredito, ha detto di aver lottato per non perdere i sensi e finire soffocato con la testa nella sabbia. E poi ha riconosciuto, senza dubbi, due dei quattro aggressori, un ragazzo con la pelle nera e canottiera bianca, indicato anche dalla transessuale come il «capo» del branco, e un altro complice. Più chiara anche la dinamica dell'aggressione nella notte tra venerdì e sabato. I due ragazzi erano sulla spiaggia, uno dei quattro, secondo il racconto l'uomo con la carnagione nera, si è avvicinato con fare apparentemente amichevole chiedendo loro la provenienza. Poi si è voluto far consegnare il cellulare: al rifiuto, sono usciti dal buio, probabilmente erano nascosti dietro i mosconi, gli altri tre che lo hanno aggredito e poi si sono avventati sulla donna. L'idea che si tratti di un gruppo eterogeneo con diverse provenienze è stata confermata dal fatto che le vittime hanno raccontato che tra loro i quattro parlavano in italiano e non in arabo. Le ricerche continuano febbrilmente e un nuovo sopralluogo verso la zona dell'aggressione alla transessuale servirà per trovare i cocci di una bottiglia rotta sui quali potrebbero trovarsi delle impronte digitali utili agli investigatori della polizia.