1997-2017»IL RICORDO DI "lady d"
di GIGI RIVA Vent'anni fa la morte diventò uno spettacolo irresistibile con biglietto d'invito gratuito a tutti gli abitanti del pianeta. Diana Spencer, Lady D, già principessa e forse futura regina, poi semplice suddita di Sua Maestà britannica, aveva concluso la sua vita terrena nella notte tra il 30 e il 31 agosto 1997 per un incidente stradale sotto la galleria de l'Alma a Parigi, inseguita dai fotografi assieme al suo fidanzato Dodi Al-Fayed. L'onda di commozione che ne seguì ha rari precedenti nella storia. Tutto congiurava perché il lacrimevole feuilleton fosse uno show che funzionava. La bella e sfortunata donna che poteva diventare potente, e invece aveva scelto di rinunciare a tutto, fermata sull'orlo della felicità semplice di un amore normale (un amore da sartina, avrebbe potuto commentare Pessoa). Le tesi complottarde di un omicidio ben mascherato opera dei servizi segreti perché la madre del futuro re non poteva avere un musulmano per compagno, tantomeno dargli un ipotetico fratellino con cognome arabo. Il cattivo ex marito principe Carlo fonte di ogni nequizia se si era sempre tenuto durante il matrimonio un'amante come Camilla, brutta per giunta, la strega delle fiabe. L'antipatia, ricambiata, della fredda regina Elisabetta che, più della vita umana, aveva a cuore il decoro di corte. Tutto congiurava, dunque, per far affluire un pellegrinaggio ininterrotto di gente comune a deporre fiori, strade di fiori, montagne di fiori, oceani di fiori. Tra i singhiozzi di chi piangeva un'idea, non una persona. Tre milioni ai funerali. E Elton John, amico di vecchia data, che riadattava per lei, nell'abbazia di Westminster, la canzone di Marilyn, "Candle in the wind". Si calcolò che due miliardi di umani guardarono le esequie in televisione. Elisabetta costretta dall'ondata popolare ad abbandonare la postura anglo-sassone per mostrare un minimo di sentimento. Il neopremier Tony Blair che mediava con Buckingham Palace il minimo della sintonia con quella base, se non in tumulto, però scossa e disorientata. I repubblicani inglesi, mai troppi, mai maggioranza, che prendevano fiato e si appropriavano delle spoglie per cercare di abbattere la monarchia, impresa che, in quei giorni di settembre, sembrava addirittura possibile. E in Inghilterra! Il corpo di Diana come il simbolo di una rivoluzione, suo malgrado. Ma il tempo passa, i morti vengono sepolti e il regno resta. Fu con stupore quasi pari al clamore del decesso che, nel breve volgere di pochi mesi, si constatò quanto il culto di Santa Lady D (già, qualcuno la voleva persino tale) fosse stato effimero, come appunto una candela nel vento. I cronisti che andavano sulla sua tomba contavano poche presenze, e sempre meno fiori. Una memoria presto dimenticata grazie anche al sapiente lavoro di ricucitura di quel potere che sapeva come far calare l'oblio. Come le chiese, anche le dinastie reali hanno per prospettiva i secoli, non gli anni. E gli eventi si sono adoperati per dare una mano ai Windsor. Per congiuntura temporale, contemporaneamente alla scomparsa di Diana sul calar del millennio stava esaurendo la sua spinta propulsiva anche la Cool Britannia e ben altre tremende prove in rapida successione attendevano l'Isola. L'11 settembre di New York fu il prologo della sciagurata scelta del giovane Blair di accompagnare Bush nel pantano iracheno (2003). E due anni dopo gli attentati jihadisti alla metropolitana di Londra annunciavano una stagione di terrore da cui la capitale non si è ancora liberata. Mentre la crisi economica minava alle fondamenta un'istituzione come la City e la Brexit faceva infine precipitare in un assai poco splendido isolamento. Lady D non c'era più. La regina Elisabetta, forte di un'esperienza al potere da record e di una longevità che è diventata un merito, nel mezzo di quelle furibonde crisi politiche si è lentamente riaccreditata come il collante più solido per un Paese sbandato, l'unica stella polare capace di brillare con continuità nel cielo minaccioso di una contemporaneità malvissuta. In questo scenario piomba, come un'eco di passato, l'anniversario tondo (i vent'anni appunto) che riaccende riflettori, crediamo fugaci, non tanto sul simbolo che Diana aveva promesso di essere, quanto sul gossip che era sempre stata in vita. Rivelazione di amori e amorazzi. Testimonianze inedite ed esclusive, dettagli inutili e persino insignificanti rivelati da chiunque le sia passato accanto. Persino la sua voce, registrata su nastro, degli odi profondi che minavano le regali stanze e rendevano nemici tra loro gli inquilini. Più i ricordi toccanti della madre da parte dei rampolli ormai cresciuti e pronti ad affrontare la vita adulta. Come in una fiction seriale dal titolo "Sesso&nobiltà". Diana si era sottratta per cercare di essere una qualunque, né regina né santa ma semplicemente Diana. Dono che mai le fu concesso. Nemmeno ora, vent'anni dopo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA