Ucciso l'autista-killer «La cellula è distrutta»

di Maria Rosa TomasellowROMADopo quattro giorni di ricerche, la fuga di Younes Aboyaaqoub, 22 anni, marocchino, l'autista-killer di Barcellona, finisce in un vigneto di Subirats, un piccolo comune collinare a circa 50 chilometri da Barcellona. La parabola del jihadista che ha provocato la morte di 15 persone nel giovedì di sangue della Spagna si conclude attorno alle 17 sotto i colpi degli agenti dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, che lo neutralizzano mentre si apre la camicia mostrando un giubbotto esplosivo che si rivelerà falsa come quella dei suoi cinque complici in azione a Cambrils. Muore invocando per l'ultima volta "Allahu akbar", Allah è grande. A condurlo verso quel martirio tanto caro ai miliziani dello Stato islamico è una donna che vive nella zona, che ha visto le sue foto e il suo identikit diffusi in mattinata e pubblicati su tutti i giornali e le tv del Paese, che attorno alle 15 lo incontra tra le viti e ha l'impressione di riconoscerlo. Gli chiede cosa faccia lì e, dopo che il giovane è scappato, ancora più insospettita, lancia l'allarme. Il furgone con cui è arrivato nella zona viene ritrovato poco dopo vicino alla stazione di benzina dove l'ha abbandonato dopo essersi reso conto di essere stato notato e di essere ormai accerchiato.«Cellula sgominata». L'uomo, che ha con sè i documenti di identità, viene identificato con certezza grazie alle impronte digitali. «Tutti i membri della cellula, 12 persone, sono stati neutralizzati - chi ucciso (otto), chi arrestato (quattro) - la minaccia per i cittadini è finita» assicura il capo della polizia catalana Josep Lluis Trapero. Nessun altro membro del gruppo è in fuga, afferma. È morto anche l'imam Abdelbaki es Satty, 45 anni, marocchino, che ha indottrinato i ragazzi di Ripoll: «I suoi resti erano nel covo di Alcanar che è saltato per aria mercoledì notte» conferma Trapero. La seconda persona rimasta uccisa nell'esplosione non è ancora stata ufficialmente identificata, ma non è esclusa la presenza dei resti di un terzo individuo. Per chi lo ha conosciuto Younes Abouyaaqoub era un ragazzo tranquillo che senza ragione si è trasformato in una belva. Nato nel 1995 a Mrirt, in Marocco, paese d'origine di altri membri della cellula, era «un bravo studente», a tratti «riservato e schivo» che dopo il diploma in elettromeccanica aveva trovato lavoro. Un ragazzo come tanti, neppure particolarmente devoto in apparenza, che secondo il racconto di un cugino era cambiato durante l'ultimo Ramadan, quando avrebbe deciso di trasformarsi in terrorista. A giugno la decisione. «Alcuni di loro si incontravano con l'imam da almeno un anno, di vedevano in un furgone e restavano lì per due ore o più - ha raccontato l'uomo - A giugno, durante il Ramadan, non hanno più avuto paura di morire, da quel momento hanno iniziato a essere più gentili con le loro famiglie», un comportamento che sarebbe comune tra i giovani radicalizzati prima di un attentato. Tutti, compreso il fratello minore di Younes, Houssaine, 19 anni, che qualche mese fa aveva avuto anche lui un repentino cambiamento: «Mi disse di avere cancellato tutta la musica dal suo cellulare, una cosa davvero strana - racconta uno dei suoi più cari amici - Una cosa strana per chi ama le arrampicate. Sono senza parole, erano più catalani di me...». A fornire maggiori elementi sulla banda potrebbe essere uno dei quattro arrestati, Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, originario di Melilla, unico sopravvissuto all'esplosione del covo di Alcanar dove erano state accumulate 120 bombole di gas per una serie di attentati: l'uomo dalle ore successive alla strage sta collaborando con la polizia. Le immagini dell'attentatore in fuga dopo la strage erano state pubblicate alle prime ore di ieri da El Pais: volto coperto da occhiali da sole, Abouyaaqoub si era allontanato dalla Rambla a piedi, mescolandosi alla folla nel panico, dopo che la corsa del furgone si era fermata (anche grazie all'apertura dell'airbag lato conducente che ha interrotto il sistema elettrico) davanti al teatro del Liceo, lasciandosi dietro 14 morti e 100 feriti prima di fare la vittima numero 15 di Barcellona, il cooperante spagnolo Pau Perez. pugnalato per rubargli l'auto. Tutte le vittime della Rambla e Cambrils - 7 donne e 8 uomini - sono state identificate: 6 sono spagnoli, tre gli italiani, due portoghesi, uno belga, uno statunitense, uno canadese e uno con doppia nazionalità australiana e britannica, il piccolo Julian Cadman.©RIPRODUZIONE RISERVATA