Riso, si punta sul cibo per bambini e sushi
ROBBIO Il riso lomellino alla conquista dei mercati di nicchia: il riso e la farina di riso per bambini in età prescolare ("baby food") e il riso utilizzato dai ristoranti giapponesi di tutta Europa per cucinare il sushi. Il primo progetto vede coinvolte le aziende agricole Cascina Bianca, guidata dal robbiese Giovanni Daghetta, Braggio di Zeme e Gamalerio di Galliavola: circa 1.400 pertiche milanesi di riso destinato al "baby food". «Una nicchia da riconquistare - spiega Daghetta, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori - visto che da qualche anno i risicoltori si sono allontanati da questo segmento di mercato: ora il progetto "Babyrice", finanziato dal Programma di sviluppo rurale della Regione, permetterà di intervenire in una fascia di mercato molto seguita dalle famiglie». Martedì 29 la Regione organizzerà una visita ai campi sperimentali delle tre aziende aderenti al progetto discutendo con loro anche le tecniche colturali da adottare per prevenire e ridurre l'accumulo di contaminanti nella granella. «Per coltivare questo riso, generalmente un tondo o un Indica - spiega Daghetta - dobbiamo stare attenti alla presenza di cadmio e arsenico, metalli pesanti la cui concentrazione non deve superare i limiti di legge. Per fare questo, dobbiamo regolare con attenzione il livello dell'acqua presente in risaia».Questo progetto, seguito dall'Università Cattolica di Piacenza e dall'Università di Torino, riguarda il miglioramento delle tecniche di coltivazione. Il riso è naturalmente soggetto ad assorbire arsenico dall'ambiente per le particolari condizioni in cui è coltivato: sott'acqua, in assenza di ossigeno e per una parte del ciclo di vita della pianta. Più arsenico c'è nell'ambiente, più il riso ne assorbe, anche perché la sua presenza è un fatto naturale. Così l'introduzione di alcuni periodi asciutti, in cui il riso non è sommerso dall'acqua, riduce l'assorbimento di arsenico dal suolo. Sta proprio qui la particolare modalità operativa applicata dal risicoltore: togliere e riportare l'acqua in risaia per l'intero ciclo vegetativo delle piantine. «La sommersione della risaia abbatte i valori di cadmio, ma non quelli dell'arsenico», conferma Daghetta. Oggi la quantità di arsenico inorganico ammessa nel riso lavorato, quello che finisce sugli scaffali dei supermercati, deve essere di 0,20 milligrammi: valore che dev'essere dimezzato nel riso destinato alla produzione di alimenti per i lattanti e i bambini. Non conosce crisi il riso destinato alla ristorazione giapponese. Un gruppo di risicoltori lomellini produce ogni anno dai 30 ai 40mila quintali di riso Yume, che una società distribuisce ai ristoranti giapponesi in Europa per il sushi.Umberto De Agostino