«Basta bugie, andiamo al Cairo»

di Daniele LettigwROMAGli Stati Uniti erano certi delle responsabilità di funzionari della sicurezza egiziana nel rapimento e nella morte di Giulio Regeni, e passarono al governo italiano alcune informazioni che dimostravano come «alti vertici» del governo egiziano sapessero quanto era successo al giovane ricercatore. La rivelazione è contenuta in un lungo articolo che ricostruisce la vicenda, uscito martedì sul sito New York Times Magazine e scritto da Declan Walsh, il corrispondente del quotidiano statunitense dal Cairo. Un tassello che ieri ha spinto la famiglia di Regeni a ribadire la sua forte contrarietà alla decisione del governo di rimandare l'ambasciatore ai Cairo, annunciata «in modo inaccettabile alla vigilia di ferragosto». Il padre di Giulio, Claudio Regeni, ha detto a RaiNews24: «Siamo arrivati ad un punto importante delle investigazioni, abbiamo ben tre nomi di ufficiali egiziani che sono stati sicuramente coinvolti e penso che con una maggiore pressione sul governo egiziano possiamo farcela ad arrivare alla verità». La madre, Paola Deffendi, ha invece spiegato: «A noi interessa sapere perché è stato ucciso e chi ha dato l'ordine», e ha annunciato che il 3 ottobre lei e il marito si recheranno al Cairo, chiedendo «una scorta mediatica che ci accompagni e continui a seguire con attenzione» la vicenda.Nel suo articolo, Walsh ha raccontato che i servizi segreti statunitensi avevano raccolto «informazioni d'intelligence esplosive dall'Egitto: le prove che la sicurezza egiziana aveva sequestrato, torturato e ucciso Regeni». Prove definite «incontrovertibili da uno dei tre ex funzionari dell'amministrazione Obama che hanno confermato l'informazione. «Gli americani - si legge ancora nell'articolo - sapevano per certo» che «la leadership egiziana era pienamente consapevole delle circostanze della morte» del ricercatore, e qualche settimana dopo il ritrovamento del suo cadavere «passarono questa conclusione al governo Renzi». Tuttavia, gli Stati Uniti - ha scritto ancora Walsh - «per evitare di identificare la fonte» non diedero al governo italiano «l'informazione originale: non dissero quale agenzia della sicurezza egiziana credevano ci fosse dietro la morte di Regeni». In sostanza, gli americani non dissero al nostro governo quale agenzia, secondo le loro informazioni, era responsabile dell'omicidio del ricercatore, ma diedero prove - anche se non si sa quali - che dimostrerebbero che il governo egiziano sapeva. Una ricostruzione che il nostro esecutivo ha smentito, anche se in via non ufficiale. Alcune fonti della presidenza del Consiglio hanno infatti detto alle agenzie di stampa che «nei contatti tra amministrazione Usa e governo italiano, avvenuti nei mesi successivi all'omicidio di Regeni, non furono mai trasmessi elementi di fatto, come ricorda tra l'altro lo stesso giornalista del New York Times, né tantomeno "prove esplosive". Inoltre, hanno sottolineato che «la collaborazione con la procura di Roma, in tutti questi mesi, è stata piena e completa».Le rivelazioni del giornalista statunitense hanno contribuito a riaccendere le polemiche sul caso Regeni, dopo che ventiquattr'ore prima il governo aveva annunciato che l'Italia riaprirà la sua ambasciata al Cairo, chiusa dall'aprile 2016 a causa della scarsa collaborazione degli egiziani nelle indagini. Il governo stava pensando da mesi alla possibilità di rimandare un ambasciatore in Egitto, paese cruciale per gli interessi dell'Italia su due versanti. Il primo, riguarda la situazione libica, e di conseguenza il fenomeno migratorio: l'Egitto è infatti uno dei grandi sostenitori del generale Haftar, che controlla la Cirenaica. Il secondo aspetto è legato agli scambi economici, in particolare alle attività di Eni.La decisione italiana è stata molto ben accolta al Cairo. Il ministero degli Esteri ha assicurato «totale trasparenza» sull'inchiesta, nella speranza che con il ritorno dell'ambasciatore riparta anche il turismo italiano nel paese, mentre quello per gli Investimenti ha auspicato un nuovo record di investimenti italiani.©RIPRODUZIONE RISERVATA